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Discriminazione, istruzioni per l'uso
Metti un vivace pomeriggio di sabato, magari all'interno di uno di quei "ponti" che tanto amiamo. Immagina la radicata abitudine dello struscio pomeridiano (un tempo lo definivamo "fare le vasche") allargata a frotte di stupiti turisti ed estesa ben oltre la corsia principale di via Roma. Il 26 aprile, sabato, Torino si presenta così e per metterci sopra un carico da undici regala a residenti e stranieri un cielo completo di ogni varietà di colore.
Bene, adesso immagina strade un po' sporche (ma non si sporcano da sole, ripeto ancora una volta) e vetrine tirate a lucido, zainetti e macchine fotografiche, tranci di pizza alternati a coni gelato, scooter a quattro tempi e imbecilli senza tempo a bordo di vetture più adatte allo scenario di Need 4 Speed Underground che alla circolazione sulle strade, sempre poche biciclette e mezzi pubblici tristemente semi-vuoti e poi aggiungi a questo scenario una distinta signora che mentre cerca il telefono che squilla disperato dentro alla sua borsa commenta elegantemente "Chi cazzo è a quest'ora?" e avanti una mezza dozzina di passi una ragazzina poco meno che anoressica ed evidentemente drogata dalla spazzatura televisiva di Maria De Filippi che evita di lasciarti immaginare quale tipo di mutandina indossi sotto un invendibile jeans a vita tanto bassa da farti domandare come fanno certe adolescenti a non inciampare camminando, ecco, metti insieme tutto questo e vivilo con uno spirito d'osservazione di sereno distacco, tra giacche da 750 euro (Corneliani, maledetto...), borse da 4.100 euro (Chanel, mais oui) e la locandina della mostra di Chi muore al lavoro. Sul lavoro, di lavoro, per lavoro.
Tutto questo può serenamente circondarti senza intaccare il tuo stato d'essere se non fosse che in Piazza San Carlo - sì, quello che insistiamo a definire il salotto buono, vero Culicchia? vero Gramellini? - ci sono una serie di sconosciuti che supportati dalla potenza di migliaia di Watt urlano parole incomprensibili unite a una musica più adatta a un rave che a un sabato pomeriggio torinese. Fermi alla San Filippo, vi assicuro che, pur camminando affiancati, era impossibile distinguere le parole della conversazione intrattenuta e posso facilmente immaginare la gioia di chi, invece, sostava in Piazza San Carlo, magari tra gli eleganti stucchi dorati dell'omonimo caffé, oppure del Torino, del Caval 'd brunz o ancora del Mokita.
Adesso, non è che uno sia contrario alle manifestazioni che permettono a sconosciuti emergenti di avere gratuitamente un palco, figurarsi, né pretenda che nelle piazze barocche della città per la quale paga una ICI da residente a Monaco si ascolti la lirica (un genere che, a scanso d'equivoci non appartiene alle minoranze), ma ascoltare della sana sinfonica nel contesto complessivo del sabato italiano non avrebbe sfigurato, magari proponendo al cospetto di Emanuele Filiberto un quartetto d'archi caratterizzato da un programma vivace e decentrando al parco del Valentino la ribalta per il simpatico urlatore che nonostante i suoi encomiabili sforzi ha reso il sabato pomeriggio di turisti e no soltanto un indesiderato avviamento all'impiego di quell'apparecchio acustico che, invece, devono sicuramente conoscere bene a Palazzo di città.

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