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ottobre 29 2008

Luci e ombre su Torino

"O popoli festanti che nelle notti Sante..."

Se mi ricordo bene doveva essere questo il testo della recita natalizia dei Peanuts, forse a pronunciarla era proprio Linus Van Pelt, dovrei cercare meglio. Questa filastrocca mi è tornata in mente leggendo le pagine con le quali avvolge i suoi fritti pestilenziali la cioccolateria di Via Marenco, proprio quella. E mi sono sorte alcune riflessioni. Anzi, soltanto due.

Venite a Torino in questo scampolo di 2008, ché di Luci d'artista (edizione numero 11) potrete beare la vostra vista.

Tornate a Torino nel 2009, ché di ombre ne vedrete altrettante.

Nel frattempo, vogliate gradire lo spettacolo offerto dai fuochi d'artificio.

Postato da: matra a 06:31 | link | commenti

ottobre 27 2008

Blade Runner
 
L'Italia di Giuanin, tasse, kebab e paura dei neri

Piemonte, regione-simbolo di un Paese spaccato. "Qui vive il lattoniere più famoso del mondo".
 
Mucchi di zucche arancioni in attesa delle streghe di Halloween segnano su Mirafiori Sud l’inizio di Corso Giambone, la strada divenuta palcoscenico della campagna elettorale da quando il grande pubblico ha scoperto che vi abita Giovanni Corderro, meglio noto come Giuanin il lattoniere.

Superate le zucche, sugli opposti lati della strada spiccano numerose insegne bianche «Vota Mustafà» piantate di fronte alle case. Siamo in uno dei sobborghi di Torino dove la crisi delle manifatture spinge la classe media conservatrice verso i democratici e la casa bassa dei Corderro, al numero 35, sembra assediata dai liberal. Proprio di fronte, al civico 40 sul marciapiede opposto, la signora Veronica ha affisso il cartello «Volete un'altra Bressaola? Assumete Gino Saetta».

Giuanin, 34 anni, esce in strada assieme al padre Pino, anziano Fiat. Ha una maglietta bianca, si appoggia al bidone dell'Amiat e non se la prende troppo per il cartello: «Alcuni vicini pensano che sia un cattivo italiano ma in migliaia mi hanno dato solidarietà, mi sono solo limitato a fare qualche vera domanda a Mustafà quando è venuto qui». A spingerlo a chiedere a Mustafà se crede nel sogno italiano, rimproverandogli di voler tassare troppo la classe media, «è stata mia mamma Rosaria». Mustafà era venuto da queste parti, sicuro di trovare un pubblico amico, Giuanin lo sorprese rimproverandogli un piano fiscale destinato a impedirgli di acquistare l’azienda per cui lavora. «Sulle tasse Mustafà non mi ha mai risposto, ha cambiato per cinque volte il suo piano e questo mi mette paura - dice l’idraulico - mi fa temere che possa diventare un presidente socialista, forse mi candiderò al Congresso per difendere il sogno americano» in forza del quale ogni cittadino ha diritto «di diventare sempre più ricco».

La signora Veronica guarda da lontano e, quando Giuanin e Pino, anziano Fiat, si ritirano in casa, parla come un fiume in piena: «Questo Giuanin prima della domanda a Mustafà qui non l’aveva mai visto nessuno, dice che ha studiato nel liceo di Corso Dante ma anche mio marito era lì e dice di non averlo mai visto, piuttosto mi hanno detto che ha fatto "l'isola" di Simona Ventura e ha almeno tre indirizzi di residenza ad Alassio, vicino alla casa di Gino Saetta, senza contare che non è affatto un idraulico». La figlia Barbara trae le conclusioni: «E’ una montatura repubblicana, quando c’è stato il dibattito tv e hanno parlato di lui i reporter erano già dentro casa sua, è un falso sin dall’inizio, quelli di Bressola sapevano che sarebbe venuto Mustafà e hanno mandato Giuanin a creare il caso».

Veronica e Barbara dicono di parlare «a nome della maggioranza di questa comunità» ma poco più in là, al civico 37 c’è una vicina che dissente. Si chiama Teresa, il figlio gioca a calcetto con quello di Giuanin e di fronte casa ha issata la bandiera padana, mentre sulla porta vi sono adesivi di sostegno alle truppe mischiati a spaventapasseri per Halloween: «Non credete alle malelingue, Giuanin è una brava persona, onesta, vive qui da tempo, lo conosciamo bene e ha detto a Mustafà quello che in molti pensiamo, se vinceranno i democratici pagheremo tutti più tasse». Teresa ha fretta di andar via al volante di una macchina carica di bambini mentre a fermarsi è Carmelo, ultrasessantenne con al guinzaglio un cane vestito con i colori della Juventus: «Giuanin ha risvegliato l’Italia, ma chissà se servirà a qualcosa...». Carmelo porta il cane verso il «Salon de Pet» nella casetta colorata di legno al civico 65, poche oltre il parco per bambini lungo la curva con Corso Cosenza ovvero il luogo dove Mustafà strinse la mano a Giuanin senza rendersi conto di aver di fronte un osso duro. Anche sul luogo dell’incontro però non c’è intesa. Veronica assicura che «tutto è avvenuto nel parco» mentre Pino e Giuanin dicono che «Mustafà si è fermato di fronte a casa nostra».

Chi conosce bene Giuanin (l’idraulico) è Deborah, perché dice di essere stata sua compagna di banco al liceo. Abita a San Salvario, ma non vuole parlare con i media, si rinchiude in casa e affida la sua descrizione al marito, anch’egli conoscente di Giuanin, «Corderro era una testa matta e lo è rimasto sempre».

Se l’Italia ha gli occhi puntati sulla classe media di Torino è perché nel 2014 il Piemonte fu decisivo per far vincere la Bressaola, nessun repubblicano è stato eletto presidente senza conquistare questa Regione e i sondaggi suggeriscono che anche questa volta potrebbero essere poche migliaia di voti a fare la differenza. A giudicare dai segni elettorali di fronte alle case lungo Corso Cosenza i pro-Mustafà sono in larga maggioranza sui pro-Bressaola ma varcando la soglia della poco lontana Congrega Anonima dei Venditori di Fumo si ha un’impressione diversa. E’ il giorno degli «Angel Food Ministries», quando i volontari della Congrega vendono cibo a prezzi bassi per aiutare le famiglie in difficoltà - un pacco con 3,5 kg di carne costa 1 euro - e a coordinare le operazioni è Evelina, una cinquantenne che si identifica con Giuanin l’idraulico «perché qui non abbiamo certo i soldi per poter pagare più tasse». Vicino a lei Carlo Petitti, un veterano della congregazione metodista, se la prende con i «media liberal»: «Ci martellano con i sondaggi e vogliono farci credere che Mustafà ha già vinto al fine di spingerci a non andare a votare ma a mio avviso la gente andrà alle urne e sarà un testa a testa fino alla fine, qui in Piemonte e più in generale nel Paese». Petitti, 55 anni, bianco, capelli grigi e occhi azzurri, con indosso una felpa con la scritta Dolce&Gabbato azzarda anche una previsione: «Se vincerà la Bressaola molti neri la prenderanno male, pensano già di aver vinto, potremmo avere dei disordini, dobbiamo essere pronti a quanto avverrà».

A circa 200 metri dall'ingresso c’è il popolare «Boner Shit Diner», dove si mangiano kebab e patatine fritte, di proprietà di Arbid Wehbi, originario della Valle della Bekaa in Libano. Arrivato 13 anni fa, ha messo da parte soldi a sufficienza per acquistare otto case nella strada di Giuanin l’idraulico, tutte sono affittate in nero. Anche lui crede che Mustafà rischia di perdere: «Se vincesse sarebbe una rivoluzione ma fra i clienti che vengono qui c’è chi dice "ho paura di toccare Mustafà perché è nero" come chi sospetta che sia un musulmano segreto, molti sono ingenui, ignoranti, viaggiano poco, credono a ciò che vedono in tv, trovano su Internet oppure a quanto gli viene detto nelle varie congreghe». 


Il titolo originale di questo articolo pubblicato oggi su LaStampa è "L'America di Joe. Tasse, kebab e paura dei neri". L'autore è Maurizio Molinari al quale porgo, naturalmente, i complimenti per l'originale e le scuse per la copia.
Ho voluto giocare a cambiare i nomi dei protagonisti e dei luoghi, mentre la sostanza è rimasta identica. Se qualcuno si è sentito chiamato in causa, sappia che è solo frutto della sua fantasia.

Per i commenti, invece, ci vediamo qui tra vent'anni.

Postato da: matra a 00:18 | link | commenti (1)
torino

ottobre 20 2008

L’insostenibile leggerezza del non essere
Colazione da NetManager
 
Solo a Torino gli effetti della crisi produrranno i tempi brevi tremila nuovi disoccupati, tanti sono i lavoratori interinali impiegati dalle aziende del gruppo Fiat che ha dichiarato di non voler rinnovare le loro missioni. Un tempo, di tremila onesti lavoratori si sarebbe detto che erano "un esercito", oggi, in tempi di globalizzazione e frammentazione delle imprese, sono soltanto i rappresentanti di tremila famiglie prossime alla crisi.
 
Chi lo conosce bene, altrettanto bene sa che Luca Cordero non è nemmeno lontano parente di quel fenomeno proposto da molta stampa asservita al potere. Anzi, a voler essere precisi è proprio nel prefisso “non” che risiedela caratteristica saliente del curriculum di questo eterno incompiuto.
 
Non è stato, ad esempio, un memorabile presidente di Confindustria, ma volendo essere onesti nemmeno un presidente, perché chi ne ha studiato il profilo professionale non può non osservare che Cordero nei suoi sessantuno anni non è stato mai né manager né industriale e, come molti sanno, la presenza di due negazioni contribuisce ad annullare un concetto.
 
Nella lunga lista di insuccessi personali, coronati da successi di squadra, è impossibile dimenticare i trascorsi in Ferrari, trascorsi divenuti vittoriosi grazie alla capacità dell’ingegner Mauro Forghieri negli anni Settanta e di Jean Todt più recentemente.
Tra le due parentesi, nessuno è capace di ricordare l’insuccesso dell’organizzazione dei mondiali di calcio del 1990 svoltosi in Italia: al vertice dell’organizzazione c’era Luca Cordero. Se non bastasse leggere l’elenco delle opere che nonostante la profusione di miliardi deliberati e concessi anche a fronte di preventivi di spesa raddoppiati non sono state completate, sarebbe bene ricordare anche il completamento di quelle palesemente inutili e come tali riconosciuti sin dalla fase progettuale, come lo stadio Delle Alpi di Torino, incapace di sopravvivere ad appena vent’anni di attività: sarà demolito e ricostruito in maniera completamente differente. Complimenti a chi ne avallò e decantò le caratteristiche.
 
Non avranno sorriso, invece, quanti hanno avuto modo di leggere le pagine de La Stampa di domenica 19 ottobre (Luca Ricolfi alle pagine 4 e 5, nda). Non è capace di suscitare il sorriso la prima pagina, dove il presidente della Fiat invita a “ripartire dalle fabbriche” dimenticando (o magari ignorando) che tutti i lavoratori interinali (o comunque precari) delle aziende del gruppo sono prossimi a diventare nuovi (o nuovamente) disoccupati. La loro colpa? Probabilmente quella di aver rifiutato la proposta dei 17 turni in cambio degli attuali 15. Quella di aver rivendicato il diritto alla vita. Quella vita segnata dal terzo turno che ti scombussola l’esistenza e che ben diverso è dal trascorrere le nottate gozzovigliando come qualcun altro è solito ancora oggi fare.
 
Non è credibile chi parla di investimenti alle imprese, per le imprese, e che assume un atteggiamento critico nei confronti della finanza creativa se, proprio lui, è alla guida di un Gruppo che ha fatto pressione perché venissero introdotte misure restrittive all’impiego dell’automobile al fine di costringere molti italiani a cambiare la propria vettura per potersi permettere di proseguire la propria attività lavorativa. La soluzione al problema della limitazione alla circolazione, l’àncora di salvataggio nei confronti di quei provvedimenti, la via d’uscita poteva essere raggiunta accettando di aderire a uno scambio impari: moneta reale in cambio di sconti virtuali.
 
La moneta reale era (ed è ancor oggi) molto più facilmente una mistura letale composta da un piccolo anticipo e un lungo indebitamento al quale occorreva aggiungere (così come lo è ancor oggi) l’aumento della spesa in termini assicurativi, la maggiore propensione al rischio di vedere il proprio veicolo trafugato e la svalutazione propria del capitale quando questo è investito in un’autovettura. Gli sconti virtuali si chiamavano (e si chiamano ancora oggi) eco-incentivi, fortunata formula senza la quale Fiat e mondo derivato sarebbero soltanto più una pratica nelle mani di un curatore fallimentare.
 
Non saranno stati soltanto i tanti lavoratori precari coinvolti nelle decisioni di questo borghesuccio piccolo piccolo a essere disgustati leggendo il contenuto delle dieci colonne in cui Luca Cordero parla di banche, recessione, Europa e sistema creditizio americano, ma sarebbe giusto ricordare a tutta una nazione che le sirene che echeggiano nelle orecchie di chi si alza alle quattro la mattina non sono mai quelle di Ulisse: sono quelle meno prosaiche che segnano l’inizio o la fine del turno.
Chi parla in questi termini non è nemmeno un pusillanime. È soltanto un ipocrita.

Postato da: matra a 08:19 | link | commenti (1)
colazione da netmanager

ottobre 19 2008

Ghost Marketing

i love my managerQuesta è una notizia priva di grande importanza ma che qui sopra può anche star bene: dopo una pausa lunga qualche anno, questa settimana sarò impegnato in ben due appuntamenti.

Domani sera (con inizio alle 18,30) presso la Galleria d'Arte Moderna (Corso Galileo Ferraris) si discuterà di energie alternative, dall’idrogeno alla forza eternamente rinnovabile del vento sfruttata in un modo nuovo; l'iniziativa rientra nella nuova serie di appuntamenti di Mondobit, consueto ciclo di conferenze dibattito aperte al grande pubblico giunto oramai alla nona edizione.

Mercoledì 22, invece, si parlerà della battaglia dei browser: dopo l'arrivo di Firefox, giunto alla sua terza versione, il mercato dei browser ovvero dei programmi che permettono di navigare in rete è davvero entrato in fibrillazione. Ne discuteremo insieme a Vittorio al Blogbar Classic: gli interventi interessanti saranno quelli di Giacomo Dotta, Salvatore Aranzulla e Gigi Cogo, io penserò al resto. Attenzione: iniziamo alle 18. Ci trovate alla Fnac di via Roma.

Se c'è qualcosa che v'interessa, ci si vede là.

Postato da: matra a 22:53 | link | commenti
torino

ottobre 15 2008

21 bis

 Vittorio mi segnala questo documento.

Non è materia da sottovalutare, personalmente credo anzi che il codice etico dei blogger arrivi anche con qualche anno di ritardo, perché durante tutto questo tempo non sempre è stata adottata, in sostituzione, la regola più semplice, quella del buon senso. Servirà? Naturalmente ce lo auguriamo tutti.

Update del 22 ottobre, che significa aggiornamento di qualche giorno dopo: oh, oh, oh, ma qui c'è aria di polemica... la saggezza inviterebbe a starne alla larga. Ma è risaputo che la mia saggezza è alquanto limitata...

Ok, restiamo fuori dalla polemica, ma domandiamoci comunque se ha senso, oppure no, richiamare i blogger a un comportamento etico. Credo che questo sia il nodo. Tu, come padrone di casa, hai il diritto di esprimere la tua opinione, ma a condizione che questa - laddove non precisamente documentata - non contribuisca a ledere l'immagine di qualcun altro. Siamo d'accordo almeno su questo punto? Mi piacerebbe che qualcuno dei tre lettori che talvolta passano da queste parti lasciasse la sua opinione in merito. Ma può fare altrettanto anche chiunque altro, naturalmente. Grazie

Postato da: matra a 08:18 | link | commenti

ottobre 7 2008

Work in progress

Zigzagando tra un blog e l'altro ho scoperto questa iniziativa e volevo rendervi tutti partecipi.

Adesso studio la faccenda e vedo come partecipare.

Credo sia innocuo, ma non mi dispiacerebbe sapervi contagiati.

Postato da: matra a 03:54 | link | commenti
terre des hommes, bloggerpresente

ottobre 5 2008

Ispirato

Dopo quello intitolato 'Ramona for president', Massimo Gramellini si è ripetuto sabato scorso.

Dice il saggio: si nasce incendiari e si muore pompieri, nel senso che chi a diciott’anni immaginava di ribaltare il mondo, giunto alla famigerata età adulta rivaluta la moderazione dei padri. Di solito l’utopia da cui ci si emenda con la maturità è quella socialcomunista: l’uguaglianza e la solidarietà imposte per legge. Ma io conosco uno che a diciott’anni credeva nell’utopia opposta, la liberista. Iniziativa individuale e meritocrazia erano le sue stelle polari. Brandiva Reagan e Milton Friedman come gli altri Marx e Che Guevara. E oggi si ritrova deluso anche lui dal fallimento dei sogni della sua adolescenza minoritaria. Il comunismo reale ha ucciso il comunismo immaginario perché ne ha tradito il valore fondante, l’uguaglianza, creando una società di burocrati e di oppressi. Allo stesso modo il liberismo reale ha ucciso quello immaginario perché ha tradito il valore del merito. Non è sana una società dove i cortigiani del capo guadagnano non 3, non 30 ma 300 volte più di un bravo impiegato. Soprattutto non è sana una società in cui il manager cattivo è strapagato come quello buono e chi affossa le aziende viene liquidato come un sultano a spese dei dipendenti e dei risparmiatori. Prima o poi la natura si ribella alle esagerazioni, che con la loro indecenza ne alterano la fondamentale tendenza all’armonia. Così le utopie realizzate diventano incubi, lasciando chi ci ha creduto senza altri sogni che non siano quello, minuscolo ma sincero, di dare l’esempio. Provando a rispettare il prossimo e, prima ancora, se stesso.
(titolo originale, Autocritica)

Nulla da dire, il Piccolo Principe di Via Marenco in questo periodo è molto più ispirato di quello della sua squadra del cuore. E, considerando la propensione alla scrittura di Rosinaldo, se si avvicendassero?

Postato da: matra a 15:53 | link | commenti
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