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aprile 27 2008

Discriminazione, istruzioni per l'uso

Metti un vivace pomeriggio di sabato, magari all'interno di uno di quei "ponti" che tanto amiamo. Immagina la radicata abitudine dello struscio pomeridiano (un tempo lo definivamo "fare le vasche") allargata a frotte di stupiti turisti ed estesa ben oltre la corsia principale di via Roma. Il 26 aprile, sabato, Torino si presenta così e per metterci sopra un carico da undici regala a residenti e stranieri un cielo completo di ogni varietà di colore.

Bene, adesso immagina strade un po' sporche (ma non si sporcano da sole, ripeto ancora una volta) e vetrine tirate a lucido, zainetti e macchine fotografiche, tranci di pizza alternati a coni gelato, scooter a quattro tempi e imbecilli senza tempo a bordo di vetture più adatte allo scenario di Need 4 Speed Underground che alla circolazione sulle strade, sempre poche biciclette e mezzi pubblici tristemente semi-vuoti e poi aggiungi a questo scenario una distinta signora che mentre cerca il telefono che squilla disperato dentro alla sua borsa commenta elegantemente "Chi cazzo è a quest'ora?" e avanti una mezza dozzina di passi una ragazzina poco meno che anoressica ed evidentemente drogata dalla spazzatura televisiva di Maria De Filippi che evita di lasciarti immaginare quale tipo di mutandina indossi sotto un invendibile jeans a vita tanto bassa da farti domandare come fanno certe adolescenti a non inciampare camminando, ecco, metti insieme tutto questo e vivilo con uno spirito d'osservazione di sereno distacco, tra giacche da 750 euro (Corneliani, maledetto...), borse da 4.100 euro (Chanel, mais oui) e la locandina della mostra di Chi muore al lavoro. Sul lavoro, di lavoro, per lavoro.

Tutto questo può serenamente circondarti senza intaccare il tuo stato d'essere se non fosse che in Piazza San Carlo - sì, quello che insistiamo a definire il salotto buono, vero Culicchia? vero Gramellini? - ci sono una serie di sconosciuti che supportati dalla potenza di migliaia di Watt urlano parole incomprensibili unite a una musica più adatta a un rave che a un sabato pomeriggio torinese. Fermi alla San Filippo, vi assicuro che, pur camminando affiancati, era impossibile distinguere le parole della conversazione intrattenuta e posso facilmente immaginare la gioia di chi, invece, sostava in Piazza San Carlo, magari tra gli eleganti stucchi dorati dell'omonimo caffé, oppure del Torino, del Caval 'd brunz o ancora del Mokita.

Adesso, non è che uno sia contrario alle manifestazioni che permettono a sconosciuti emergenti di avere gratuitamente un palco, figurarsi, né pretenda che nelle piazze barocche della città per la quale paga una ICI da residente a Monaco si ascolti la lirica (un genere che, a scanso d'equivoci non appartiene alle minoranze), ma ascoltare della sana sinfonica nel contesto complessivo del sabato italiano non avrebbe sfigurato, magari proponendo al cospetto di Emanuele Filiberto un quartetto d'archi caratterizzato da un programma vivace e decentrando al parco del Valentino la ribalta per il simpatico urlatore che nonostante i suoi encomiabili sforzi ha reso il sabato pomeriggio di turisti e no soltanto un indesiderato avviamento all'impiego di quell'apparecchio acustico che, invece, devono sicuramente conoscere bene a Palazzo di città.

Postato da: matra a 22:32 | link | commenti

aprile 24 2008

Anatomia del pagliaccio

Per essere definiti - con cognizione da parte di chi esprime tale valutazione - pagliacci, anzitutto è necessario non essere.
Non bisogna essere (né essere stato in passato) un buon manager nel senso più autentico del termine, non bisogna essere (né essere stato in passato) un buon industriale, non bisogna essere (né essere stato in passato) un buon presidente di qualsiasi genere di associazione. L'elenco può proseguire se lo desiderate: non bisogna essere colti, non bisogna essere informati, non bisogna essere (né essere stato in passato) un uomo impegnato, meno che mai politicamente.

Continua

Postato da: matra a 11:20 | link | commenti

aprile 15 2008

Elezioni

Quando uno scrive un pezzo così, merita di essere eletto direttore. Massimo Gramellini dimostra oggi di essere la penna principale del prodotto confezionato nella cioccolateria di via Marenco, confrontatelo con gli articoli di spalla per averne conferma.
Chissà se un giorno qualcuno di quelli che contano e che staziona intorno al quinto piano capirà quanto bravo sia Massimo e quanto sarebbe stato utile dargli fiducia affidandogli la poltrona di Premier, pardon, direttore.

Un Paese (quasi) normale
 
E adesso, colleghi dell’«Economist» e dintorni che consideravate l’Italia un caso clinico? Siamo diventati europei persino noi. Una campagna elettorale noiosa, quindi autenticamente democratica. Votazioni senza incidenti. Neanche un bidone della spazzatura trasformato in seggio o una bufala di scheda travestita da mozzarella. All’ora di cena il capo della coalizione perdente aveva già ammesso la sconfitta e telefonato al capo di quella vittoriosa per le congratulazioni di rito, mentre i segretari dei due partiti di sinistra spappolati dagli elettori si dimettevano con effetto immediato, senza finte né scuse. Dalla legge elettorale più brutta del mondo è uscito un Parlamento dove, al posto dei soliti ottantacinque clan, siederanno quattro soli gruppi parlamentari. Sulle piazze e nelle redazioni dei giornali non si respira l’aria degli eventi epocali e nemmeno l’adrenalina dell’incertezza che nel 2006 tenne tutti svegli fino alle tre del mattino. I vincitori esultano senza maramaldeggiare. Gli sconfitti si preparano con dignità alla traversata del deserto. E l’ex e futuro capo del governo è un normalissimo leader che non ha legami con potentati economici, meno che mai nel settore nevralgico della comunicazione…

Va bene, colleghi, nel finale mi sono lasciato un po’ prendere dall’entusiasmo. Mettiamola così. Dopo quelli del Grande Fratello e dei Cesaroni, abbiamo comprato all’estero anche il format della democrazia. E lo abbiamo adeguato alle nostre esigenze, inserendo la figura, per noi indispensabile, del padrone. 

Postato da: matra a 18:48 | link | commenti (2)

aprile 11 2008

Al centro del problema

Mi ha appena telefonato Pierferdinando Casini, il candidato dell'Unione di Centro. Era proprio lui, ho riconosciuto la voce, come abbia avuto il mio numero di telefono, che non compare su nessun elenco, è un autentico mistero, come lo possa essere la trasmissione di un messaggio registrato, perché ricordo che una sentenza della Cassazione vietava il ricorso a questo genere di pubblicità: se qualcuno avesse notizie più precise in merito posti pure qui oppure informi il Garante della Privacy. Niente di personale nei confronti di Pierferdinando Casini, se avesse davvero qualcosa da dirmi lo faccia pure in qualsiasi altro momento, magari - per evitare che uno pensi male - evitando di farlo alla vigilia delle elezioni: ho lo stesso numero di telefono da decenni.

Sulla politica italiana ho già scritto in passato come la penso ma non voglio assumermi nessuna paternità, si tratta soltanto dell'evoluzione del pensiero del Maestro, quel Beppe Viola troppo presto scomparso che - relativamente alla scena politica - era solito dire "rossi o neri per me sono uguali e ai cavalli non ci prendono mai". Ok, sono sicuro che poi, fuori dalle battute umoristiche, Giuseppe Viola detto Beppe avrà avuto anche le sue idee, ma per il solo fatto di non aver fatto nemmeno il più piccolo avanzamento di carriera in quella strana azienda che ha sede in Viale Mazzini credo che quelle sue idee fossero migliori di tante altre...

Vigilia di elezioni, per spiegare cosa significa a chi lo ignorasse mi piace sottolineare come Canale 5 questa sera abbia modificato la programmazione rimandando la prevista puntata de "I Cesaroni 2" per, in alternativa, presentare alla platea televisiva i due principali candidati alla guida del Paese.
Nessuno vuole criticare chi sceglie i palinsesti in Mediaset ma, considerando spessore e credibilità dei due ometti, viene da pensare che sarebbe stato meglio lasciare stare la programmazione com'era: sono sicuro che gli elettori si sarebbero accorti della differenza.

Vigilia di elezioni, la migliore sintesi dell'ormai conclusa campagna elettorale è rappresentata dalla vignetta di Giorgio Forattini (protagonista Giuliano Amato) che chiude il numero di Panorama in edicola oggi e della quale per ragioni di diritto d'autore mi limito a riportare il testo: "Per evitare un voto irregolare lasciate in bianco la scheda, ché al voto regolare ci pensiamo noi!". In oltre vent'anni di diritto di voto non sono mai stato più distante da una campagna elettorale come quest'anno, l'unica cosa che mi ha colpito è stata proprio questa sterile polemica sulle schede. Permettetemi un osservazione: ho avuto il piacere (perché per me di questo si è trattato) di ricoprire il ruolo di presidente di un seggio per molti anni e la cosiddetta interpretazione estensiva della volontà dell'elettore è sempre stata la principale informazione ricevuta durante le giornate di formazione rivolte ai presidenti di seggio perché, diciamolo chiaramente, nessuno degli appartenenti alla complessa macchina elettorale ha intenzione di farsi spaccare i marroni più di tanto per la valutazione di un segnetto: si annullano solamente le schede palesemente nulle, mentre per tutto il resto vige la regola del buon senso.

Buon senso che porterebbe a valutare come chiara espressione della volontà dell'elettore il punto in cui si intersecano le due rette che identificano la preferenza, lasciando così sbuffi, ghirigori, piccoli sconfinamenti e quant'altro alla più evidente indifferenza, la stessa che meriterebbe  quell'improvvisata e scadente classe politica nazionale che da circa tre lustri ha la presunzione di guidare un Paese che, invece, grazie a questi dilettanti ha imboccato una pericolosa china.

Postato da: matra a 20:55 | link | commenti

aprile 4 2008

Lezioni dal passato

Tre somari e tre bringantiDemocrazia, dal greco δήμος (démos, popolo) e κράτος (cràtos, potere): etimologicamente significa governo del popolo.

Oligarchia, dal greco "oligoi" (ὀλίγοι, pochi) e "archè" (ἀρχή, potere, comando): è il sistema di governo di una minoranza, di un gruppo ristretto di persone; è anche detto Governo di Pochi.

Dittatura: forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo, il dittatore, non limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo stato.

Io non sono stato il classico universitario secchione, avevo altri problemi da risolvere, alcuni obiettivi precisi e un amico che, ancora oggi, considero il migliore di tutti; soltanto i mediocri possono temere la verità, se uno è più bravo di te è corretto riconoscerglielo. A scanso d'equivoci, facciamo alcune ulteriori precisazioni: non gli ho mai domandato favori per i quali oggi mi potrebbe risultare difficile essere onesto nelle mie valutazioni, ci sentiamo una due volte l'anno al massimo e sempre con il piacere di chi lo fa in maniera disinteressata, trovo che - per la mia generazione - sia (quasi?) imbattibile sulla carta stampata, mentre televisivamente gli preferisco, da sempre, Antonello Piroso. Ecco, se dovessi chiedere un favore a qualcuno lo farei a quest'ultimo semmai, perché l'idea di lavorare nella sua redazione rappresenta, per me, un traguardo.

Io non sono stato il classico universitario secchione anche per un sacco di altre ragioni e alle lezioni di Bobbio non sono mai andato, perché nasconderlo? D'altra parte nemmeno il Buster Keaton della politica, la mia ex professoressa e Ninetto da Raddusa nascondono il loro disprezzo per l'applicazione concreta e reale del concetto di democrazia, ed è a questa criminale triade che dedico questo post.

Alla luce di quanto accaduto ieri sera ad Almese, appare davvero bizzarro leggere le affermazioni rilasciate da Sergio Chiamparino, secondo il quale "in Val Susa la democrazia è stata sconfitta"  (è il titolo che compare sull'edizione odierna de la Repubblica): avranno dimenticato, i tre amministratori, che ai propri amministrati, ignorando le ragioni di chi democraticamente si oppone, vengono invece imposti il veleno degli inceneritori alle porte della città, opere architettoniche speculative di pessimo gusto e lontane dallo spirito cittadino, sistemi di trasporto di dubbia utilità, uniti a balzelli medievali, ricatti estorsivi spacciati per salvataggi e che, invece, nascondono altre speculazioni edilizie, nuovi percorsi metropolitani penalizzanti per la collettività, scelte al limite della ragionevolezza...

Nonostante le dichiarazioni rilasciate alla stampa, a beneficio di quanti non fossero stati presenti è bene sottolineare che ieri sera ad Almese non è stata consumata nessuna violazione del concetto di democrazia, semmai è stata, una volta di più, negata la risposta a chi ha dimostrato di essere bene informato su una specifica problematica per la soluzione della quale ha posto precise domande ancora insolute.

Vorrei, infine, provare a ricordare che - in un Paese libero - i manifestanti (purché lo facciano in maniera civile ed ordinata) hanno tutto il diritto di dimostrarsi ostili quando le scelte di una minoranza appaiono in contrasto con l'interesse comune, mentre le autorità elette hanno il dovere di accettare il confronto: non possono scappare e lanciare dopo proclami a distanza, è un gesto, prima ancora che immorale, infantile.
Ma forse è proprio questa la natura degli attuali vertici dei tre enti principali: bambini posti in ruoli chiave per permettere a qualcuno più grande di loro di agire indisturbato, meglio ancora, dove possibile, se attraverso la loro complicità, perché, potete starne sicuri, il guadagno è elevato.

Postato da: matra a 10:10 | link | commenti
inceneritore, grattacielo, gerbido

 

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