appunti di viaggio
0932
095
2spaghi
Alessandro Longo
attivissimo.blog/
Blog Notes
BlogHotel
buba
chi vuol esser giornalista?
Chiare Lettere
Chip & Salsa
commEurope
Davidonzo
dot-coma*:-)
Eco dalle Città
Ennunci.it
Fabiola
filibusta
Fondo Paolin
Funky Professor
Fuoridalpalazzo!
Generazione P
Gigionetworking
Gilgamesh
giornalettismo
giornalisticamente
Gommaweb
Google Italia blog
I Pizzini
IctBlog
Ikol 22
Il Bosco di Gioia
il Circolo
Il Cortile
journal intime
KK Jazz - 88.1
l'architettura è un'opinione?
La cuccia
La Grande Società di Consulenza
Layla's Blow
Marghe
Mash-ups in Italy
Mauro Lupi's blog
Media Guerrilla
millecanali
Minchio di Rocca
MM40
NetManager.it
no excuse
Nomad Village
Nonsisamai
NordOvest
OCT
Pensieri contromano
Pensieri di un Ragazzaccio
Piccoloimprenditore
Pimp my ride
Politicamente scorretto
Pr-Blues
Problemi tecnici
ProntoSpesa
Quelli di Zeus
Rock No War
Salvatore Aranzulla
Sanpablog
Search Engine Marketing
ShopMon
Sotto-rete
Stesicorea Palace
Tabblo
Targhe Alterne
t° - ticonzero
TBBlog
The Rat Race
Torriero
U.S. Fiumana
Unical
Uqbar
Videomusic
Voglio scendere
Yahoo!
ZetaVu
zoneX
[mini]marketing.it

Powered byIP2Location.com
visitato *loading* volte
Curve pericolose
Post velocissimo, perché in questi giorni siamo impegnati con altre questioni ma non intendiamo dimenticare l'universo Tomito.
Per una volta, la fabbrica del cioccolato di Via Marenco non c'entra nulla, ma leggere un articolo come questo e osservare la totale inaccessibilità del binario 3* (per intenderci, quello delle partenze) della stazione di Porta Susa porta a considerare che l'assessorato competente della Città di Torino dovrebbe essere un po' più attento a quanto va affermando...
Se poi, in tema di sosta sugli angoli delle vie - un'attività sempre e comunque deprecabile - si considera che alcuni angoli sono stati tinteggiati di un bel blu (come ad esempio in Corso Galileo Ferraris all'angolo con Via Manfredo Fanti), allora è levito domandarsi quale sia il criterio che stabilisce la liceità o meno della sosta in curva.
A meno che uno non voglia pensare che si sia trattato di una carnevalata.
* P.S. Se poi qualche anima gentile di Trenitalia si adoperasse anche per installare un tabellone dei transiti (con segnalazione dei relativi ritardi) all'altezza del suddetto binario, si potrebbe evitare ai clienti di attraversare tutto il sottopasso alla ricerca di informazioni spesso utili...
Aria pulita
C'è qualcosa che non funziona nel sistema turistico proposto da parte della Regione Piemonte; l'effetto Olimpiadi è già più soltanto un ricordo e sembra che soltanto la città di Torino abbia tratto effettivamente vantaggio da quella imbattibile promozione.
La notizia passata oggi dalla TGR del Piemonte sembra confermare questa cattiva sensazione: una delle principali attrazioni turistiche del lago d'Orta, la navigazione effettuata tramite i battelli Azalea, Ortensia e Camelia, verrà sospesa a causa del mancato contributo da parte della Regione Piemonte, che probabilmente ignora che, oltre a quello turistico, il servizio assolve anche a una funzione di servizio pubblico per il trasporto degli abitanti di quel piccolo paradiso.
La navigazione pubblica sul lago d'Orta è stata varata circa 25 anni fa, nel 1984, quando il Piemonte aveva ancora una pelle prevalentemente industriale e la parola 'turismo' era nota solo a quanti non volevano farsi scippare una holding del settore - guidata da nomi storici come Going, ComiTours, Francorosso - che offriva migliaia di posti di lavoro sul territorio (mi sembra anche di ricordare che gli uffici della holding fossero ubicati in uno spettrale Lingotto appena ristrutturato). Erano gli anni in cui i dehors non infestavano le nostre piazze più belle, per mangiare ci si sedeva al tavolo di un ristorante e non a quello di un bar travestito, l'Egizio ignorava Ferretti e aveva orari più adatti ad un'anagrafe che a un museo, i turisti di Torino erano delegazioni che arrivano dalla Polonia o dalla Russia e facevano incetta di acquisti alla Standa di Corso Vittorio Emanuele o di Piazza Carducci.
Oggi il Piemonte, nel campo turistico, ha effettivamente una notorietà migliore rispetto a quegli anni, i soldi delle Olimpiadi hanno effettivamente contribuito a migliorare la situazioni delle stazioni invernali minori, paradiso dello sciatore più attratto dalle pendenze che dalle tendenze, sono serviti a realizzare alcune strutture viarie da terzo mondo (senza tuttavia completarle tutte) che hanno permesso di migliorare la qualità della vita di quei paesi che un tempo, la domenica sera, diventavano camere a gas a causa dell’imbuto provocato dalle statali che li attraversavano e tanto altro, incluso gli appetititi famelici di alcuni amministratori che meriterebbero l’immediata rimozione. Penso, ad esempio, a quelli che vorrebbero stravolgere il paesaggio unico al mondo di Alagna Valsesia, nota in tutto il mondo per le sue caratteristiche abitazioni Walser e minacciata dalla costruzione di anonimi palazzoni più legati all’immagine di alcune (brutte) periferie che a quelle di un paesaggio alpino.
Sono cresciuto nella più antica stazione sciistica della via Lattea, Salice d’Ulzio, e non ho mai potuto digerire l’impatto del condominio Olimpia in Piazza Terzo Reggimento Alpini, undici piani che stonerebbero anche di fronte agli stabilimenti della Fiat a Mirafiori. Se la montagna non può essere, evidentemente, solo la replica della baita disegnata da Mollino, non può essere nemmeno quello scempio di cemento che molti speculatori vogliono imporre: andate in Alto Adige oppure nel Cadore a vedere come grandi complessi e natura sono stati armonizzati creando un paesaggio godibile unitamente a un’offerta di servizi eccellente. Non serve molto, basta una settimana bianca. Anche in bassa stagione, al medesimo livello della caratura di alcuni mediocri amministratori locali.
Ecoballe
Vent'anni fa, l'introduzione della prima ZTL (zona a traffico limitato) veniva giustificata con la necessità di migliorare la qualità dell'aria respirata dai cittadini di Torino. Per rendere migliore il concetto, la Giunta decise anche di introdurre, contemporaneamente, un sistema di sosta di superficie a pagamento (le strisce blu, per farla breve) giustificando l'adozione del provvedimento attraverso la necessità di rendere più elevata la probabilità di trovare un parcheggio per il proprio veicolo. Ricordo che conservai tutti gli scontrini delle mie soste in centro e, in un anno, l'accesso al centro cittadino mi costò, complessivamente, la non indifferente cifra di 150.000 lire, oltre 13.000 lire al mese (agosto, allora, prevedeva 3 settimane di pausa) precedentemente destinate ad altri consumi. Torino diventava così l'unico caso europeo di città dove la sosta a pagamento risultava continuativa (senza l'interruzione per l'intervallo pranzo, in sostanza) e senza alternative (all'epoca, la normativa prevedeva che l'introduzione di aree regolamentate da sosta a pagamento fossero integrata da quelle di sosta temporanea gratuita, variabile da 15 a 60 minuti).
Rari parcheggi sotterranei e nemmeno l'ombra di linee sotterranee di trasporto pubblico, nonostante la presenza di un sistema di binari protetti da trincerone ne avrebbe potuto agevolmente consentire la realizzazione.
Qualche anno dopo, la necessità di migliorare la qualità dell'aria respirata dai cittadini di Torino portò all'introduzione del "bollino blu" una tassa ecologica che certificava la regolamentazione della capacità inquinante del proprio veicolo. I più fortunati dovevano sottoporsi a un doppio controllo annuo, mentre l'ampliamento della zona dove veniva richiesto il pagamento per la sosta in superficie colpiva invece, indiscriminatamente, tutti. Invariata la situazione parcheggi sotterranei e linee sotterranee di trasporto pubblico.
Essendo risultata vincitrice della gara che assegnava alla città l'edizione della XXa edizione delle Olimpiadi invernali, la nostra amata città venne invasa da una pioggia di denaro da destinare, finalmente, alla realizzazione di parcheggi sotterranei e una linea sotterranea di trasporto pubblico. Monca. La pioggia di denaro permise anche la trasformazione di alcune aree - un tempo industriali - in nuove zone di residenzialità. La costruzione dei nuovi agglomerati, contibuì non poco all'innalzamento dei valori registrati di polveri sottili nell'aria, per questa ragione la municipalità decise di ampliare la Zona a Traffico Limitato trasformandola in ZTL Ambientale.
Oggi Torino possiede un esteso sistema di parcheggi sotterranei a pagamento (molto cari e, in alcuni casi, dati in gestione a società milanesi), una linea di trasporto pubblico sotterraneo abbastanza valida (raggiunge finalmente il centro cittadino e, intanto, se ne prosegue la costruzione sino ad un altra periferia), numerose zone pedonali e un invidiabile numero di kilometri di piste protette destinate a chi adopera la bicicletta come mezzo di trasporto; il numero delle rastrelliere appare ancora insufficiente, ma il torinese si adatta.
In prospettiva, Mafiagrazia Sestero - imitando quanto già accade a a Milano - annuncia l'introduzione dell'eco-pass a partire dal prossimo ottobre giustificando l'adozione del provvedimento attraverso la necessità di migliorare la qualità dell'aria respirata dai cittadini di Torino. Punti da definire, restano il progetto di noleggio delle biciclette e della seconda linea di trasporto pubblico sotterraneo, della quale si sono perse le tracce.
Uno non vuole essere critico a priori, ma se dopo vent'anni di persecuzione nei confronti del povero automobilista e disagi per molti cittadini 'normali' i risultati sono questi, allora viene da pensare che quando qualcuno parla di trasformazioni mirate a migliorare la qualità dell'aria respirata dai cittadini di Torino stia solo raccontando delle balle. Anzi, delle eco-balle.
Au revoir, FNAC
"Se vuole prendo carta e penna così può segnare i dati che interessano".
No ragazzo, non ci siamo proprio.
Quando spendo diverse migliaia di euro per un prodotto, nello specifico un nuovo notebook, che potrei avere anche spendendone appena un centinaio, magari non di questa marca, io mi attendo che il livello di assistenza al cliente risulti almeno adeguato alla cifra che mi accingo a spendere. Se la differenza di prezzo tra il VAIO TZ21 XN e il TZ11 XN è di appena un centinaio di euro (1.899 contro 1.799), è naturale che io propenda verso l'acquisto del più caro (per quella cifra...), ma in ogni caso voglio sapere quali sono le caratteristiche differenti che caratterizzano i due modelli e leggere le schermatine riassuntive in PPT non mi serve quasi a nulla: sono incomplete e, naturalmente, indicano molti dati che non possono essere comparati. E non fate gli spiritosi: so bene che posso andare sul sito Internet della società e leggere da me i dati di fabbricazione.
So perfettamente, anche, che la prestigiosa catena francese potrà fare a meno del mio modesto contributo economico, ma so altrettanto perfettamente che troverò un piccolo rivenditore meno impreparato pronto ad accogliere quel nuovo cliente prossimo a pagare, cash, oltre tre milioni e mezzo di vecchie lire il suo nuovo strumento di lavoro.
E, magari, quel piccolo rivenditore meno impreparato sarà anche contento di averlo venduto.
FANC a la FNAC.
Se l'inceneritore è il killer, chi è il mandante?
Qualche tempo fa, in un altro post, ho detto chiaramente che non amo tornare sul passato quando affermo qualcosa.
Quindi non vi invito a leggere questo post (che è mio), né gli articoli de la Repubblica (a firma Carlo Bonini), de l'Unità o i lanci di AGI - Agenzia Giornalistica Italia o dell'Agenzia Radicale (mi spiace, ma in nessuno dei tre casi sono riuscito a risalire all'autore): diciamo che li riporto integralmente soltanto perché mi piace occupare dello spazio digitale e perché non vorrei che, incautamente, un giorno venissero cancellati.
Terni, produceva veleni killer il pm chiude l'inceneritore
(la Repubblica - 15 gennaio 2008)
Emetteva diossina, inquinava il fiume. Gli operai invitati a farsi visitare. Sotto inchiesta il sindaco. Da stamattina i rifiuti portati nella discarica di Orvieto.
Indicano l'inceneritore come un animale da cui guardarsi, accucciato in una conca dove l'aria stagna anche nei giorni di tramontana, in via Ratini, un budello sterrato tra le ciminiere e i silos della zona industriale del Sabbione. E lo fanno a maggior ragione ora, che l'animale tace della sua rugginosa ferraglia. Che i suoi due camini non esalano più bave di fumo.
Un nastro bianco e rosso e una macchina del corpo forestale dello Stato tengono lontani i curiosi (che non ci sono) e gli operai, che qui non metteranno più piede. A lungo. Affissi al cancello di ingresso, due fogli dattiloscritti dell'Agenzia Speciale Multiservizi (Asm) datati 14 gennaio avvisano "il personale degli impianti di termovalorizzazione, selezione e trasferenza che, per cause di forza maggiore, gli stessi non sono accessibili e pertanto tutto il personale è posto provvisoriamente in libertà fino a nuova disposizione".
Comunicano che 32 operai, entro le prossime 48 ore, "dovranno recarsi presso lo studio medico del dottor Barconi, in via Pacinotti, per sottoporsi ad esame radiologico". La città già sa dal primo mattino. La Procura della Repubblica ha disposto il sequestro dell'impianto con un provvedimento che racconta una storia lugubre, un "disastro ambientale" nella civile, ordinata e pulita Umbria. Che vale nove informazioni di garanzia e accusa il sindaco di una giunta di centro-sinistra eletta al secondo mandato con il 70 per cento dei suffragi di aver avvelenato la propria gente. L'aria che respira, la terra che calpesta, il fiume di cui va fiera, il Nera.
Vecchio di trentadue anni, l'inceneritore ha ruminato e bruciato sino al dicembre scorso (quando ne era stato disposto dal comune un fermo temporaneo per lavori di manutenzione straordinaria) oltre il 50 per cento dei rifiuti urbani della città e della sua intera provincia producendo, sin quando è economicamente convenuto, energia elettrica (5 megawatt l'ora). Ma in uno scambio diabolico, a leggere le sette pagine con cui il pubblico ministero Elisabetta Massini avvisa gli indagati dello scempio di cui li ritiene responsabili.
Perché la pulizia della città ne avrebbe significato di fatto la lenta e silenziosa intossicazione. A cominciare dal 2003 e fino a qualche settimana fa. I liquami dell'inceneritore - scrive il magistrato - venivano scaricati nel Nera in disprezzo dei limiti di concentrazione fissati dalla legge per il mercurio, per i residui dei cosiddetti metalli pesanti (selenio, cadmio, cromo totale, nichel, piombo, manganese, rame, zinco). E i responsabili dell'Asm (la municipalizzata che controlla l'impianto) ne sarebbero stati a tal punto consapevoli da tentare di "diluirli" nel tempo "aggiungendo acque di raffreddamento provenienti dalle torri dell'impianto".
I forni bruciavano senza autorizzazione, anche ciò che non avrebbero potuto - si legge ancora - lasciando che le ciminiere alitassero nell'aria "acido cloridrico" e "diossine", liberate da una "combustione" tenuta al disotto dei limiti (850 gradi) e dissimulata da false attestazioni dei cicli di lavorazione. Ancora: avrebbero bruciato anche rifiuti radioattivi. Come dimostrerebbero cinque "incidenti" registrati lo scorso anno. Il 16 marzo 2007 - scrive il pubblico ministero - viene dato ingresso nell'impianto a legno e carta provenienti da Monza e risultati radioattivi. Il 27 giugno, una nuova "positività". Anche se questa volta i rifiuti sono ospedalieri. Arrivano da dietro l'angolo. Dal "Santa Maria di Terni". E non sembra un'eccezione.
Perché il 4, il 9 e il 24 ottobre sono ancora "rifiuti sanitari" a far muovere gli aghi dei rilevatori di radiazioni. Va da sé - accusa il pubblico ministero - che agli operai che lavorano nella pancia dell'inceneritore venga taciuto in quale crogiolo di veleni siano immersi.
A quale sorgente cancerogena siano esposti, "nonostante, già nel 2002, uno studio commissionato dalla stessa Asm avesse accertato come ragionevolmente prevedibile il rischio di contaminazione". Nell'impianto nessuno sembra preoccuparsene. Peggio: nel reparto di "trasferenza", dove i rifiuti vengono separati e compattati, i filtri sono a tal punto ostruiti che "gli operai, per poter respirare, sono costretti a tenere aperte porte e finestre dei locali, provocando continue immissioni nell'aria di polveri nocive, da carta, nylon e altri rifiuti leggeri".
Paolo Raffaelli, il sindaco, parla con un nodo alla gola. Alle tre del pomeriggio, di fronte al magnifico palazzo Spada, la casa municipale, attraversando una piazza che brilla come uno specchio, c'è chi lo ferma e lo abbraccia scoppiando in lacrime. È stato nel Pci e nei Ds. Sarà nel Partito democratico. È stato fino al '99 parlamentare. È un uomo intelligente e non gli sfugge cosa significhi l'avviso di garanzia che ha ricevuto qualche ora prima insieme all'intero vertice della municipalizzata che gestisce l'inceneritore (il presidente dell'Asm Giacomo Porrazzini, anche lui ex parlamentare europeo dei Ds; i consiglieri di amministrazione Stefano Tirinzi, Antonio Iannotti, Attilio Amadio, Francesco Olivieri; il direttore generale Moreno Onori; i delegati per i servizi di igiene e prevenzione Giovanni Di Fabrizio e Mauro Latini).
Dice: "Stavo già passando settimane umanamente terribili per la Thyssen, che qui ha il suo stabilimento madre. E non sarei sincero se ora sostenessi che sui rifiuti sono tranquillo perché nel merito di questa vicenda ritengo che, nel tempo, siano state fornite alla magistratura tutte le controdeduzioni tecniche necessarie a far cadere gli addebiti gravi e direi pure infamanti che ci vengono mossi.
La verità è che questo sequestro non solo sporca la mia immagine politica, ma fa riprecipitare in tutto il Paese e nella sinistra la discussione sullo smaltimento dei rifiuti a un'antica e improduttiva guerra di religione: "inceneritore si", "inceneritore no". A Napoli, Bassolino e la Iervolino sono stati "impiccati" per non averlo ancora costruito. Io, da tempo, vengo "impiccato" dalla destra e da settori dell'ambientalismo per averlo fatto funzionare in un quadro integrato di raccolta differenziata, termovalorizzazione, uso delle discariche, sviluppo di nuove tecniche di bioriduzione.
Una cosa sola è certa. Questo sequestro non riuscirà a sporcare la città, anche perché, sensibilizzata dal prefetto, la magistratura ha compreso che per evitare che Terni sia sommersa di rifiuti nel giro di quattro giorni, almeno i reparti di raccolta dei rifiuti dell'impianto possano continuare a funzionare come snodo di smistamento".
A un costo, però. Che apre un nuovo capitolo dell'emergenza trecento chilometri a nord della linea del Garigliano. Da questa mattina, tutti i rifiuti urbani di Terni e della sua provincia saranno avviati "tal quali" (così si definisce in gergo l'immondizia non separata) nelle "crete" di Orvieto, la discarica che, sino ad oggi, ha raccolto solo il 20 per cento degli scarichi del ternano. Il cielo umbro respira. La sua terra comincia a gonfiarsi. Al veleno non sembra esserci rimedio. Neppure qui. Tra ulivi e colline smeraldo che il mondo ci invidia.
= = =
Inceneritore di Terni: 9 avvisi di garanzia, indagato il sindaco
(l'Unità - 15 gennaio 2008)
Era fermo dal dicembre scorso per lavori di manutenzione ordinaria svolti dall'Asm, Azienda servizi municipalizzati, che lo gestisce, l'inceneritore di Terni posto sotto sequestro dalla magistratura. Erano invece regolarmente in funzione la stazione di trasferenza e gli impianti connessi, anche questi oggetto del provvedimento dei magistrati, nei quali vengono selezionati i rifiuti poi destinati alla discarica di Orvieto.
L'inceneritore è stato costruito nel 1975 dal Comune di Terni che si trova nella zona di Maratta Bassa, a ridosso del fiume Nera e della zona industriale di Sabbione. Dopo un breve periodo di funzionamento, ha subito - si legge sul sito dell'Asm - un lungo e sostanziale processo di ristrutturazione che ha adeguato l'impianto alle nuove normative trasformandolo in termovalorizzatore di rifiuti con produzione di energia elettrica ed entrato in servizio il 12 marzo 1998.
L'impianto è strutturato in due linee ed è in grado di termodistruggere ogni giorno 150 tonnellate di frazione secca da rifiuti. Ciascuna è tra l'altro dotata di un post combustore, in grado di funzionare ad una temperatura superiore a 950 gradi.
Il sistema, tramite una caldaia a recupero, può fornire sette tonnellate - ora di vapore (cinque magawatt) a una turbina del tipo a condensazione multistadio che, accoppiata ad un alternatore, ha una potenza nominale di 2 mila 800 chilowatt.
Uno dei principali obiettivi dei vari interventi di miglioramento operati - è detto ancora sul sito Internet - è stata la riduzione degli inquinanti nei fumi prodotti dall'impianto, «ottenuta grazie ad avanzati sistemi di riduzione delle emissioni». Nella stazione di trasferenza e gli impianti connessi vengono invece selezionati circa 24 mila tonnellate l'anno di rifiuti.
= = =
Rifiuti: magistratura sequestra inceneritore di Terni
(Agenzia Radicale - 15 gennaio 2008)
La magistratura ha posto sotto sequestro l'inceneritore municipale di Terni inviando anche informazioni di garanzia al sindaco della città, Paolo Raffaelli, ai componenti del consiglio di amministrazione dell'Asm, la società che lo gestisce, e ad alcuni tecnici, in tutto nove persone. Ne ha dato notizia il Comune in un comunicato nel quale si precisa che le informazioni di garanzia emesse nell'ambito di un'inchiesta condotta da tempo dal sostituto procuratore Elisabetta Massini riguardano 13 reati ambientali connessi al funzionamento dell'inceneritore.
''Il sindaco - recita il comunicato del Comune - ha deciso di convocare urgentemente la giunta comunale per un esame della situazione. In pari tempo il presidente dell'Asm, Giacomo Porrazzini, ha informato il sindaco di un provvedimento di sequestro dell'inceneritore, della stazione di trasferenza e degli impianti connessi, che di fatto paralizza il sistema di trattamento e di smaltimento dei rifiuti della città di Terni.
Di ciò - continua il comunicato - il sindaco ha dato immediata comunicazione al prefetto, Sabatino Marchione, per una comune valutazione degli effetti in materia di sicurezza e qualità urbana che quest'ultimo provvedimento potrebbe avere sulla città''.
= = =
Rifiuti: Magistrato di Terni, dati inceneritore allarmanti
(AGI - 15 gennaio 2008)
"Nel momento in cui formulo questa ipotesi e' perche' proprio gli accertamenti tecnici hanno fornito dati piuttosto allarmanti". E' quanto afferma Elisabetta Massini, sostituto procuratore di Terni che si stata occupando dell'inchiesta sull'inceneritore municipale e che ieri ha firmato nove avvisi di garanzia a carico del sindaco Paolo Raffaelli e dei vertici della ASM (Azienda servizi municipalizzati), che gestisce l'impianto, dove si ipotizza anche il reato di disastro ambientale. L'inceneritore della municipalizzata ternana avrebbe lavorato piu' volte a temperature al disotto dei 850 gradi, quindi tali da disperdere diossina nell'aria. L'intervento della magistratura e del Corpo Forestale dello Stato ha gia' consentito di effettuare rilievi tecnici sia sul forno di incenerimento che sui camini, allo scopo di comprendere quali sostanze siano state bruciate e poi disperse nell'aria. C'e' poi l'ipotesi che nel fiume Nera siano finiti metalli pesanti come cadmio, nichel manganese e piombo, al pari dei residui della lavorazione dei rifiuti solidi urbani senza autorizzazione. Degli indagati, che avrebbero violato le normative riguardanti l'ambiente, il sindaco entra nell'inchiesta come massima autorita' sanitaria della citta' nonche' come proprietario, in virtu' del ruolo rivestito, dell'impianto. Secondo l'accusa il primo cittadino non avrebbe vigilato per evitare che l'inceneritore diventasse fonte di inquinamento. Intanto il sindaco ha comunicato che i cassonetti dei rifiuti nel territorio comunale ed in citta' continueranno ad essere regolarmente svuotati, mentre i rifiuti saranno trasferiti all'impianto di preselezione ad Orvieto con un costo aggiuntivo a carico dell'ASM. Il provvedimento scaturisce anche a seguito dell'incontro svuto dal sindaco di Terni con il Prefetto Sabatino Marchione. (AGI)
Visto che siamo in tema di rifiuti, non cercate sul principale quotidiano torinese notizie su quanto accaduto a Terni, perché probabilmente i dipendenti della focacceria di Via Marenco preferiscono fingere di ignorare anche solo dove si trova la cittadina al centro di questo tremendo episodio.
Non hanno alcuna dignità.
Qui, invece, non amiamo girare intorno alle questioni. State attenti, ignari cittadini di Torino: di inceneritore si muore.
Capitale della fantascienza
Coming Soon...
La sottile linea rossa
Non sono capace di commentare adeguatamente una notizia come quella che l'ottimo Gian Maria De Francesco ha pubblicato oggi sulle pagine de Il Giornale. Chiedo aiuto ai miei tre lettori, perché io non riesco più a capire come viene guidato questo infelice Paese dove, all'insaputa dell'intero corpo elettorale, le parole vergogna e ladro devono essere state bandite dal Devoto-Oli.
L’agenzia del ministero di Visco ha assunto un dirigente: Visco jr
(il Giornale - 05 gennaio 2008)
Gabriele Visco, figlio del viceministro dell’Economia Vincenzo, è stato assunto come dirigente da Sviluppo Italia, l’agenzia governativa che si occupa di attrazione degli investimenti ed è controllata al 100% dal dicastero di Via XX Settembre.
Il giovane manager, già in Telecom Italia, è stato inquadrato dopo un trimestre da collaboratore (1 luglio - 30 settembre 2007), periodo durante il quale ha percepito un compenso lordo di 46.250 euro. Un caso di nepotismo? A prima vista la risposta potrebbe essere affermativa. La scorsa estate Il Sole 24 Ore e Il Giornale avevano sollevato il caso denunciando la presenza di nomi «eccellenti» nella società guidata dall’amministratore delegato Domenico Arcuri. Oltre a Visco, infatti, figura anche Bernardo Mattarella, nipote del deputato ulivista Sergio. Ma la questione è finita nel dimenticatoio fino a ieri quando il quotidiano Italia Oggi diretto da Franco Bechis ha reso nota l’assunzione del figlio del viceministro.
Va altresì ricordato che lo scorso 6 novembre la deputata dell’Italia dei Valori, Silvana Mura, ha depositato a Montecitorio un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani (titolare della vigilanza sull’agenzia), sull’opportunità dell’inquadramento chiedendogli di rivelare gli emolumenti corrisposti al giovane dirigente. Ecco, la questione è tutta lì: un fatto di opportunità.
Lo stesso Arcuri, all’indomani della sua nomina, denunciò il degrado nel quale versava Sviluppo Italia. «Una banca anomala in cui i soldi si prendevano e non sempre si restituivano», dichiarò puntando il dito contro il «disordine stratificato» nel quale il 63% dei circa 1.700 dipendenti era dedicato a servizi di staff e solo il 37% a produrre ricavi. «La catena di comando è quantomeno bizzarra - aggiunse preannunciando il repulisti - perché un dirigente governa due quadri e tutti gestiscono 5 impiegati».
Il disboscamento della ragnatela di partecipazioni (15 controllate, 25 subcontrollate e 124 partecipate) dell’agenzia è ancora agli albori e per quanto riguarda la dismissione delle 17 controllate regionali il decreto «milleproroghe» ha concesso alla società altri sei mesi di tempo fino al prossimo 30 giugno. Ma per fare tutto questo Arcuri, ex numero uno di Deloitte Italia e vicino all’area ds, aveva bisogno di gente fidata e così ha assunto 7-8 manager che avevano già collaborato con lui in passato. Tra questi, oltre a Visco, Paolo Carcone e Giuseppe Arcucci.
E, secondo quanto si apprende, non avrebbe voluto sentir ragioni quando è stata sollevata la benedetta questione di opportunità, ossia assumere il figlio dell’«azionista unico». «Il suo curriculum, la sua esperienza professionale, il coraggio di essersi assunto l’onere di un cambiamento così radicale - e una mole di allusioni e provocazioni - credo valgano di più del suo cognome», ha replicato Arcuri a proposito del caso-Visco. «Un capoazienda chiamato a risanare una situazione disastrosa ha non solo il diritto, ma soprattutto la necessità di avvalersi di un gruppo di collaboratori coeso e consolidato negli anni», ha concluso.
Una scelta, legittima, di Arcuri perciò e non un’interferenza di Vincenzo Visco. Ma che, in sostanza, non fa che replicare una prassi consolidata nell’agenzia. Tanto è vero che Gian Antonio Stella sul Corriere parlò di «Sviluppo Parenti» ricordando che nella controllata calabrese (e Arcuri è di Reggio Calabria) figuravano ben 34 assunti riconducibili per parentela e affinità a politici di centrodestra e centrosinistra. Quindi, nessuno scandalo.
oggi
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004