appunti di viaggio
0932
095
2spaghi
Alessandro Longo
attivissimo.blog/
Blog Notes
BlogHotel
buba
chi vuol esser giornalista?
Chiare Lettere
Chip & Salsa
commEurope
Davidonzo
Digital-Forensics
dot-coma*:-)
Eco dalle Città
Ennunci.it
Fabiola
filibusta
Fondo Paolin
Funky Professor
Fuoridalpalazzo!
Generazione P
Gianni Amato
Gigionetworking
Gilgamesh
giornalettismo
giornalisticamente
Gommaweb
Google Italia blog
I Pizzini
IctBlog
Ikol 22
Il Bosco di Gioia
il Circolo
Il Cortile
journal intime
KK Jazz - 88.1
l'architettura è un'opinione?
La cuccia
La Grande Società di Consulenza
Layla's Blow
Luca Sartoni
M T M
Marghe
Marmox
Mash-ups in Italy
Mauro Lupi's blog
Media Guerrilla
millecanali
Minchio di Rocca
MM40
NetManager.it
Nicola Mattina
no excuse
No Original Content
Nomad Village
Nonsisamai
NordOvest
OCT
Pensieri contromano
Pensieri di un Ragazzaccio
Piccoloimprenditore
Pimp my ride
Politicamente scorretto
Pr-Blues
Problemi tecnici
ProntoSpesa
Quelli di Zeus
Rock No War
Salvatore Aranzulla
Sanpablog
Search Engine Marketing
ShopMon
Sotto-rete
Stesicorea Palace
Tabblo
Targhe Alterne
t° - ticonzero
TBBlog
Telcoeye
The Adrenaline Fix
The Rat Race
Torriero
U.S. Fiumana
Unical
Uqbar
Videomusic
Voglio scendere
VPast
Yahoo!
ZetaVu
zoneX
[mini]marketing.it

Powered byIP2Location.com
visitato *loading* volte
Anche volendo
Mi collego alla Rete 5 minuti, giusto il tempo di leggere la posta e nella mia casella trovo queste due segnalazioni di Vittorio: la prima, commenta la questione Levi, l'altra, invece, vede protagonista il buon Tolli.
Vittorio Zambardino è, come sempre, di una lucidità esemplare e sono d'accordo con lui su ognuno dei punti indicati, soprattutto sulla cura indicata: "un buon bicchiere, un respiro profondo e la constatazione che nessun tribunale ha mai fermato un cambiamento sociale importante. E fottendosene alla grande delle antipatie personali, proprie e altrui".
Uno, nessuno, centomila
Uno certe cose le pensa da solo, magari mentre è in macchina in attesa che scatti il verde al semaforo.
Nessuno sa esattamente come difendersi da certi soprusi («Il passaggio da 150 a 180 metri non è poi così significativo») quando a metterli in atto sono quelli che tu avresti delegato a rappresentarti attraverso una consultazione democratica.
Centomila di noi, uniti da uno stesso interesse piccolo come la protesta contro la costruzione di un grattacielo (o di un inceneritore) o grande quanto la difesa di un azienda (non necessariamente quella per cui lavoriamo) sul territorio, potrebbero rappresentare quel segnale forte che questo Paese ha, purtroppo, dimenticato.
Quando leggo articoli come questo, penso che la solitudine è soltanto materia da canzonette...
Evidentemente non avevo visto tanto male nei mesi scorsi o, soltanto, ancora ieri.
Più invisibili degli invisibili*
Se la situazione non avesse un aspetto tragico, sulla notizia (trasmessa dal TGR delle 14) della chiusura dello stabilimento Locatelli presso Moretta, in provincia di Cuneo, sarebbe sin troppo facile scherzare: dal noto slogan "Locatelli fa le cose per bene" ai proverbi che parlano di buoi (in questo caso vacche), porte e stalle, il doppio senso, l'ironia, sarebbe grassa e facile. Invece, quando in ballo ci sono posti di lavoro perduti, non mi piace scherzare, nemmeno nell'ipotesi in cui, magari, la cessione alla francese Lactatis sia stata descritta come "inevitabile" e l'ingresso della nuova proprietà visto dai dipendenti (ormai quasi ex) come momento di rilancio per l'azienda cuneese. Chissà se, come nelle telecomunicazioni, anche ai dipendenti dello stabilimento di Moretta è apparso lo spettro digitale del "cavaliere bianco" pronto a intervenire a favore dei dipendenti che, dopo un breve periodo di ammortamento sociale saranno classificabili come nuovi disoccupati.
Ragazzi trentenni che alla Locatelli avevano iniziato e continuato negli anni a lavorare, credendoci, maestranze minori, indotto: tutti a casa. Quanto ancora sono capace d'inca774rmi quando ascolto queste notizie.
Se fosse vero, poi, che lo scherzetto della formazione e dell'aiuto all'inserimento dei migranti (fornito dal progetto Visibili-inVisibili) abbia avuto un costo da 1,2 milioni di euro, allora viene proprio da domandarsi quale siano gli obiettivi della nostra Amministrazione, sia quella nazionale che quella locale.
Nessuno nega l'utilità del progetto d'inserimento dei migranti. Credo che ognuno di noi sia in grado di esprimere soddisfazione sapendo che il successo dell'inserimento ha saputo generare un nuovo contribuente che, finalmente, insieme ai diritti avrà coscienza dei doveri che lo attendono nei confronti del Paese che lo ospita. Tuttavia, ascoltando il servizio della TGR, l'intervistato appartenenete al gruppo Euro Consulenze ha specificato che si tratta di progetti mirati all'inserimento di lavoratori che accettano di svolgere mansioni umili.
Nessuno, ripeto, nega l'utilità di questi progetti, ma il cittadino comune si domanda come vada classificato un impiego come donna delle pulizie o manutentore delle linee alla Locatelli: privilegio o lavoro umile?
Qui potete leggere come questo palazzo - già appartenente all'Istituto Bancario San Paolo e per un breve periodo sede del Toroc - sarà acquistato per quasi 25 miliardi delle vecchie lire dal Comune di Torino, cioè dai suoi tartassati contribuenti: una cifra enorme, giustificata dall'attuale stato dell'edificio, ma assolutamente criticabile considerando come la stessa municipalità, poco più di tre anni fa, non spese un solo euro per garantire il futuro di un'azienda partecipata, tramite l'AEM, dal potenziale certo e dalla redditività elevata; quale redditività può garantire l'acquisto di uno stabile? Intendo dire, quale redditività può garantire questa spesa (perché se lo chiamate investimento devo domandarvi di consultare un vocabolario...) alla cittadinanza che, intanto, ulteriore affronto, dovrà subire dalle rovine dell'Istituto Bancario San Paolo un'altra vessazione?
Da diverse settimane è iniziata la recinzione dell'area che una volta ospitava il terminal dei bus in corso Inghilterra, area in cui è adesso prevista la costruzione di un grattacielo (collocato guarda la combinazione in prossimità dell'ingresso della nuova stazione di Porta Susa) che andrà ad oscurare il parco di fronte a Palazzo di Giustizia. Bello scempio. Se davvero l'Istituto Bancario San Paolo (o quel che resta delle sue rovine) ritenevano essenziale la proprietà di un grattacielo sull'asse della Spina, a circa 500 metri era disponibile quello della RAI, necessario di manutenzione (ah, scellerato uso dell'amianto degli anni passati) ma dalle caratteristiche identiche a quelle richieste dalla banca. Qualcosa non torna. Magari ha anche ragione l'assessore Viano quando afferma - nell'articolo di Emanuela Minucci ottima professionista dipendente della piadineria di Via Marenco - che i torinesi devono rassegnarsi alla frenesia dello skyline, ma sapere che questa operazione porterà diversi milioni di euro nelle casse del Comune ci lascia, come cittadini e contribuenti, molto, molto perplessi. Questa giunta sta procedendo a compiere un autentico saccheggio
E adesso, lasciate pure aperta la porta della stalla.
* attenzione: post di estrema destra e politicamente scorrettissimo.
Proposte per un nuovo regolamento comunale
Forte del minimo ingombro della sua Smart, un maleducato signore da diversi giorni staziona sul nostro passo carrabile (regolarmente pagato al Comune della città di Torino) arrivando in prima serata e, talvolta, lasciandolo libero - bontà sua - a metà mattina. Informato che occupava un passo carrabile ha risposto che "tanto lo usate poco", come se questo bastasse a giustificare la sua maleducazione.
Ieri sera, rientrando a casa, ho osservato una maleducata signora (presunta tale, of course) lasciare orinare indisturbatamente il suo cucciolo di cane sul marciapiedi, proprio in prossimità dell'ingresso di uno stabile, incurante del fatto che quella fosse una casa di civile abitazione e lei (si badi, non il suo incolpevole cucciolo) autrice di un gesto d'incivilità.
Questa mattina una vettura in doppia fila m'impediva di uscire dal mio parcheggio. Il maleducato ragazzotto che gustava pacificamente il suo caffé nel bar davanti al posteggio, alla mia richiesta di spostare la sua vettura (richiesta completata dalle ragioni dell'urgenza) ha risposto con uno strafottente "con calma" continuando a sorbire pacificamente il suo caffé e, provocatoriamente, continuando a perdere tempo una volta salito in vettura.
A tutti e tre i maleducati protagonisti di questi episodi, abbandonando qualsiasi atteggiamento politicamente corretto, avrei dato volentieri un calcio nel culo, nella vana speranza di fare loro recuperare quell'educazione di cui evidentemente sono carenti.
Dove sbaglio?
La bouvette del pendolare
Stanchi di essere ricordati soltanto come gli abitanti della prima capitale del Regno, i cittadini torinesi, un giorno, decisero di rispondere alle istituzioni capitoline e farsi delle strutture analoghe proprie, senza però voler passare per leghisti. Dopo un lungo dibattito in Sala Rossa, forse anche per evitare ulteriori polemiche, il Buster Keaton dei sindaci, anche noto come il comandante Kirk, ripetè una delle sue frasi "storiche" (l'ai nen solda) mettendo in grave crisi la giunta tutta che già sognava di abbattere il Duomo e le Torri Palatine per creare una serie di strutture adeguate ad esaltare, finalmente, le linee del Palazzaccio di via XX settembre. Informati che non era possibile sostituire Duomo e Torri Palatine con una discarica e un area destinata alla demolizione delle auto, la giunta tutta, in segno di protesta decise di non dimettersi, tanto per spiazzare l'opposizione (che non c'era).
Che fare, dunque, per contrastare i fasti della capitale? "Facciamo una bouvette", disse qualcuno della maggioranza che una volta era stato a Roma, e la soluzione venne votata all'unanimità dei pochi presenti. "D'accordo - disse un consigliere dell'opposizione - ma dove la facciamo? Qui, a Palazzo di città, non c'è uno spazio adatto", e questo era noto a tutti, anche agli assenti. Dopo un sondaggio durato meno di un minuto si decise di farla ospitare temporaneamente in una struttura esterna e la scelta ricadde sul bar della stazione di Porta Susa, il bar storico, quello microscopico prospiciente al grattacielo della RAI.
Morale della storiella: accettate l'idea di prendere un caffé al bar della stazione solo se siete muniti di tesserino da parlamentare e possedete la radicata certezza di arrivare a fine legislatura, altrimenti è difficile che riuscirete ad essere serviti in tempo. Astenetevi inesorabilmente se, invece, appartenete alla categoria di "quelli che... c'ho il treno che parte tra dieci minuti".
Sali e tabacchi
Alle 7 e 20 della mattina, nel mondo degli automobilisti ognuno fa quello che vuole: mi sembra di essere entrato in una enorme tabaccheria, servitevi e pagate alla cassa.
Dove sbaglio?
Incubo al Gerbido
Credevo, presuntuosamente, si trattasse di una mia fissazione, invece leggendo questo interessantissimo articolo di Stefano Montanari mi rendo conto che la faccenda è davvero grossa. Allora è vero: qualcuno sta deliberatamente attentando alla salute dei cittadini torinesi, non sono io che ho avuto le traveggole... Grazie ancora a Roberto per la segnalazione.
Comunità cittadina bloggante, per cortesia: prendiamo posizione.
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004