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In memoria della solidarietà
Traffico impazzito anche questa mattina sull'asse di Corso Regina Margherita: nuovi autori del disagio quelle poche centinaia di operai (veri) della TK, ex ILVA, ex qualcos'altro, ex tutto, che dopo anni di privilegi e trattamenti di favore (da leggersi in senso molto ironico) adesso rischiano il posto di lavoro, e non in senso metaforico.
ThyssenKrupp AG è un importante gruppo industriale con tre principali aree di attività: Acciaio, Beni Strumentali e Servizi. Immancabili in una società di capitali "modernamente orientata". Le attività dell'area Acciaio, si legge sul sito della TK, sono separate in due segmenti, uno focalizzato principalmente sulla produzione di acciaio al carbonio (ThyssenKrupp Steel), l'altro sulla produzione di acciao inossidabile (ThyssenKrupp Stainless). Tra le aziende di ThyssenKrupp Stainless che si occupano di produzione e distribuzione degli acciai rientrano i due stabilimenti italiani (ubicati a Terni e Torino) specializzati nella produzione di laminati piani di acciaio inossidabile. Terni e Torino sono due dei poli siderurgici che componevano - unitamente a Taranto, Bagnoli e Genova - l'Italsider, la cui storia quasi centenaria si concluse alla fine anni Ottanta, quando, rilevata dal gruppo siderurgico Riva, tornò a fregiarsi del nome di una delle società fondatrici, la ILVA.
Il problema dell'Italsider fu essenzialmente uno: appartenere per un certo periodo a quella latrina chiamata IRI che prendendo a pretesto la crisi del mercato dell'acciaio, dopo diverse traversie economico-finanziarie - culminate nel 1983 nella liquidazione volontaria e la conseguente cessione alla Finsider della partecipazione azionaria nella Nuova Italsider - se ne disfò ignorando a quale sorte sarebbero stati abbandonate le migliaia di dipendenti della società che puntualmente, a partire dai primi anni Novanta sono stati allontanati dall'azienda, all'interno di un piano di dismissione degli impianti produttivi e una riconversione delle aree precedentemente occupate dagli insediamenti siderurgici.
Facile, no? Volete i sottotitoli? D'accordo: a partire dagli anni Ottanta la Fiat iniziò il processo di delocalizzazione produttiva e quindi diventava necessario, per ragioni di costo di trasporto, rivolgersi ad altri fornitori per soddisfare il fabbisogno di materia prima e, contemporaneamente, nei primi anni Novanta iniziava il processo di ridefinizione dello spazio che gli stabilmenti industriali (sempre più dismessi) occupavano a Torino. C'era l'occasione delle Olimpiadi, certamente, ma sarebbe servita solamente a creare una vertiginosa crescita dei prezzi per abitazioni (ex-villaggi olimpici costruiti su ex-aree industriali) francamente scadenti.
Con la sua posizione (vista su uno dei parchi cittadini più grandi, percorso fluviale alle spalle, accesso alla tangenziale prossimo, collegamento veloce con l'aeroporto, distanza dal centro cittadino relativamente corta, centri commerciali già attivi nelle immediate vicinanze) lo stabilimento ex-Italsider, ex-ILVA, ex-ThyssenKrupp si presta fin troppo facilmente a una immaginabile prossima speculazione edilizia. Occorre aggiungere altro?
E ritorniamo allo sciopero. Quello che colpisce immediatamente l'automobilista prigioniero del corteo sono tre cose: la dimensione minima dello stesso (cento persone, forse, che testimoniano come in Italia la grande industria appartenga ormai alla cultura del passato), che per avere un minimo di "autorevolezza" ha avuto bisogno della compagnia di qualche decina di rappresentanti dei Vigili del Fuoco (un altra categoria di noti privilegiati...), l'ottima organizzazione dimostrata da parte degli addetti della Polizia Municipale che, spannometricamente, erano più dei manifestanti, l'assoluta assenza di qualsiasi forma di solidarietà con i dipendenti della TK: non uno studente, non un collettivo, nulla. N U L L A. Non è importante, probabilmente erano tutti impegnati a seguire la propria prole (chi la possiede) o ecumenizzare le masse con una di quelle amabili storielle che iniziano grosso modo così: "c'era una volta la solidarietà".
Sogni mostruosamente proibiti
Oggi si ricostruisce tutto, addirittura la Fiat, con dieci anni di ritardo, ha capito che riproporre la mitica 500 sarebbe stata una buona idea, allora perché non restituire alla memoria di tutti, non soltanto dei tifosi granata, quel capolavoro che era lo stadio Filadelfia con i suoi botteghini sulla omonima via, gli spalti e la bellissima tribuna di legno? Se proprio l'intenzione è quella di disporre anche di locali commerciali (ma sta diventando una mania, questa, inutile che la miniministra Melandri dica che sono necessari per le società calcistiche del nuovo corso) resterebbe lo spazio che, un tempo, ospitava il capannone al fondo del cortile, eventualmente nessuno griderebbe al sacrilegio se a finire sacrificato fosse il campetto che confinava con la via Tunisi (e dove, comunque, la semplice rete ti separava da atleti come Luciano Castellini e Paolo Pulici che magari "ancora due tiri" li facevano; che emozione quando potevi calciare il pallone finito ai tuoi piedi, "lo stesso pallone, capisci?" dicevi tornando a casa la sera). Dov'era il magazzino potrebbe essere ospitato un museo del giuoco del calcio (tutto) tra i due secoli, gli spogliatoi ricostruiti potrebbero fare vedere alle generazioni future come vivevano alcuni loro antenati, insomma, si parla tanto di ecomusei e quando si presenta l'occasione cosa si fa? Si litiga.
"Arbitro, è fallo quello!"
Divieto di sosta
"Buongiorno signore, mi scusi..."
Eccola qua, penso tra me e me osservando la signora che mi si presenta davanti, adesso mi domanda qualche euro...
"Buongiorno - dico con un tono educato che comunque non nasconde una certa diffidenza - mi dica"
"Mi scusi, ma lei è così giovane... chissà se può aiutare una povera vecchia"
Azz, questa adesso mi racconta una storia tristissima per farsi pagare una bolletta, vedrai...
"Mi dica signora..." cerco di dirlo con un aria rassicurante ma pronto a troncare la discussione.
"Abbia pazienza, sa, ma io sono un po' svagata e alle volte non mi raccapezzo tanto"
Simpatica, nonostante tutto
"Scusi neh, ma se io, venerdì, avessi pagato una cosa 8 euro e oggi la pagassi 9 euro, di quanto sarebbe aumentata? in percentuale intendo"
Ma mi sta prendendo in giro?
"Poco più dell'undici per cento, signora" rispondo con un sorriso, sollevato dal fatto che non mi sta domandando ancora denaro.
"Ecco, allora, se invece l'avessi pagata sedici euro?"
"Direi che la starebbe pagando il doppio" rispondo ancora sorridendo in maniera più dolce; questa signora non mi domanderà soldi, adesso ne sono certo, mi è simpatica!
"Mi aiuti, sa, io non ho mai capito le percentuali come si applicano..."
"Sarebbe aumentata del 100 per cento"
"Quindi se l'avessi pagata 32?"
"In questo caso l'aumento percentuale sarebbe stato del 300 per cento"
"Il 300 per cento... che robe..., quindi 40 euro fanno?"
"Fanno il 400 per cento; scusi signora, ma cos'ha comprato?" Bastardi maledetti, li detesto quando truffano gli anziani, divento improvvisamente violento...
"Magari avessi comprato qualcosa... caro signore, io ho sborsato 40 euro per rinnovare il tagliando annuale del diritto di sosta sotto casa mia, capisce? 40 euro!!! è come se mi avessero derubato di un paio di borse della spesa, cosa vuole alla mia età si consuma poco e si vive con poco... Delinquenti, ladri, farabutti, a me la pensione mica l'hanno aumentata del 400 per cento; a lei, mi dica, hanno aumentato lo stipendio del 400 per cento?"
"Magari signora..." ma questa volta il sorriso, di commiato, è un sorriso amaro.
"Arrivederci signor..."
"Mi chiamo [omissis], piacere"
"Molto piacere, io mi chiamo Inflazione, Stella Inflazione. Di me, quando arrivo da qualche parte, tutti dicono che l'inflazione va alle stelle"
Lasciamo perdere, ch'è meglio...
Lasciamo perdere il mancato aumento di stipendio (con il netto fermo dalla notte dei tempi e gli aumenti sistematicamente divorati dall'IRPEF), mi riferisco invece a come la Giunta comunale abbia deciso di sanare a spese dei cittadini la voragine di bilancio prodotta da due mandati scellerati, che oltre alle perle sopra esposte, con un aumentino del 400 per cento..., saranno coperti dall'invio di decine di migliaia di verbali incontestabili (perché scaduti da oltre sessanta giorni) da un centinaio di euro cadauno (e si parla di quasi 40mila verbali per un incasso stimato in oltre 4 milioni di euro, il dieci per cento del disavanzo) e dall'aumento delle tariffe del trasporto pubblico (contenuto in appena il 12%) avallato dalla Giunta Regionale complice. Molto sterile la giustificazione fornita da questa per motivare il provvedimento: le tariffe erano ferme da 5 anni (dai tempi del secondo mandato Ghigo) e con i ricavi derivati dagli aumenti saranno migliorati il servizio e acquistati nuovi mezzi.
Peccato che entrando in funzione anche il secondo tratto della metropolitana (che la porterà sino al centro della città, attraversando buona parte di Corso Vittorio Emanuele sino alla Stazione di Porta Nuova) il servizio migliorerà automaticamente e senza aumentare le tariffe - del trasporto e della sosta oraria - in passato siano stati comprati i Jumbo Tram oggi attivi sulla linea 4 e 10 (ma che misteriosamente non viaggiano sulla linea 3 nonostante spesso percorranno l'ultimo tratto di corso Regina e proseguano verso il deposito) e i nuovi autobus a gas naturale, mentre ahimé, la mia ex professoressa ha saputo soltanto aumentare le spese di rappresentanza tagliando invece quelle della sanità pubblica e Ninetto da Raddusa insiste nel piazzare la sua bomba chimica alle porte di Torino. Sono davvero curioso di leggere dove collocherà Torino nei prossimi rapporti ISTAT e Sole24Ore.
Cari amministratori, quand'è che, tutti e tre, andate a casa definitivamente?
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