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e il TomTom indicò Ghirada
Ghirada è vicino a Treviso, e Treviso mi riporta alla memoria tanti simpatici episodi: Riki Donadon, eTree, la pista Polistil in ufficio, l'entusiasmo di Zamperinik, l'amico fraterno Stefano Pancera e molto altro ancora. La data, quasi alla fine di settembre, è interessante: 22 e 23 settembre. La Ghirada è una struttura stupenda e Venezia è distante poco più di una mezz'ora. E' deciso: si parte il 21, intorno a ora di pranzo.
Per il rientro, c'è ancora tempo prima di decidere. ;-)
Giocare d'anticipo
Nei lontani anni in cui giocavo in una squadretta di provincia, incontrai un ottimo allenatore che aveva tre semplici regole per l'impostazione della squadra: l'attacco, allora si usava un decoroso 4-4-2, deve giocare faccia alla porta, la mediana insista sulle triangolazioni e la difesa si concentri sull'anticipo. Facemmo un discreto campionato, vidi il campo una decina di volte e molto spesso partendo dalla panca, ma ci stava tutto, perché ero il più giovane (nemmeno maggiorenne, per gli statistici) ed allora andava di moda un concetto poi, forse a torto, abbandonato: la gavetta.
Giocavo in attacco, prevalentemente a destra con qualche rientro a centrocampo, c'era fiato a sufficienza a quel tempo.
Questo premesso, il concetto di giocare d'anticipo mi ha sempre affascinato, tanto che, lasciato alle spalle il calcio, ho scelto una professione che privilegia questa visione proponendosi di provare tecnologie che, successivamente, diventeranno d'impiego quotidiano.
Anche il Comune di Torino potrebbe provare a giocare d'anticipo. Leggo questo commento di Enrico e mi trovo d'accordo con lui su molti punti; di mio aggiungo che un'idea originale resta tale, come le copie rimangono copie. Torino non è Roma, per fortuna: la capitale è bellissima, come molte altre città del nostro Paese, ma avervi vissuto quasi un anno ha soltanto sortito l'effetto di farmi amare ancor di più la città dove sono nato. Anche il Comune di Torino potrebbe provare a giocare d'anticipo, torniamo in tema.
Negli ultimi vent'anni, Torino è stata, e non soltanto per l'evento olimpico, oggetto di una imponente trasformazione che l'ha portata spesso a sostituire la sua anima industriale d'amianto con un rivestimento in mattone paramano che ha il potere, in alcuni casi, quasi di far rimpiagere il materiale cancerogeno. Ma a parte il pessimo gusto architettonico - Norimberga potrebbe essere la sede ideale per discutere di come qualcuno ha permesso di cementificare una città - la riconversione da industriale e residenziale di alcune aree ha saputo anche creare nuovi spazi che, ad oggi, appaiono utili ma spogli; da qualche parte avevo letto di un concorso internazionale (o della proposta di un concorso, la memoria non è più tanto ferrea...) rivolto a giovani artisti per animare alcune delle numerose rotatorie che rappresentano la nuova realtà viaria dei nostri bei viali, e sin qui, nell'illusoria speranza che tutto ciò non costi nulla ai poveri tartassati torinesi, nulla da eccepire, anzi, però alle volte è possibile lavorare insieme per rendere qualcosa migliore, ed il Comune di Torino potrebbe avere un ruolo importante in questo giocare d'anticipo.
Prima che qualcuno inizi a manifestare il proprio disappunto attraverso le pagine della Fabbrica del Cioccolato che tanto ammiro, prima che inizino i moti censori e le marce di protesta, prima che il solito sociologo ci spieghi in televisione i meandri della condizione giovanile nella società contemporanea alla presenza in studio della torinese di turno rifatta dal bisturi del mago della chirurgia estetica, prima che la casa produttrice dei lucchetti del canavese venga acquistata dalla multinazionale cinese leader del mercato della catena e prima che torni la stagione della bagna caoda, ecco, prima che tutto ciò avvenga, sarebbe interessante che qualcuno, in Sala Rossa, proponesse una semplice iniziativa: diamo spazio a questo fenomeno emergente, diamo UNO spazio. La trasformazione urbanistica di Torino e il suo recente repertorio archeologico industriale permettono di fare questo ed altro.
Si individui uno spazio sicuro dove i fidanzati possano parcheggiare il proprio mezzo, auto o motorino che fosse, per evitare che il loro momento di gioia diventi di tragedia per qualcun altro a causa dell'imperitura doppia fila; sarebbe ancora meglio se tale spazio fosse raggiungibile anche da un mezzo pubblico e da una pista ciclabile, ne abbiamo centinaia di kilometri, perché otterremmo così anche il risultato di educare al trasporto alternativo i giovani e non soltanto loro (ci si innamora a qualunque età e ci si comporta nella stessa stupida maniera).
Individuata tale area (penso, ad esempio alla riconversione del tratto finale di Corso Umbria) vi si pongano le strutture che saranno destinate ad accogliere catene e lucchetti dei promessi: un palo di calcestruzzo precedentemente utilizzato per l'illuminazione pubblica completo e funzionante (è in atto la loro sostituzione), un pilastro di quelli che reggevano le catene di montaggio di qualche fabbrica chiusa, un sostegno della linea elettrica dei tram... ai giovani il compito di trovare il significato allegorico per decidere a quale sostegno affidare il proprio luccetto, alla Giunta il compito di individuare quest'area che potrebbe diventare anche oggetto di turismo, senza inquinare e senza deturpare. Gauteve.
Se questo è un uomo
Quello che penso sulla vicenda della liberazione del giornalista rapito e sulle modalità dell'accordo è noto alle persone a me più vicine ed ho preferito evitare categoricamente qualsiasi commento, anche quando sono stato invitato a farlo su altri siti di bloggers che, invece, hanno voluto inserire qualcosa nella sempre spasmodica ricerca di una buona indicizzazione. Da questo squallido spam mediatico salvo soltanto Vittorio Zambardino per due ragioni. La prima, che Vittorio Zambardino non è un blogger alla ricerca di notorietà ma un serio giornalista e, oltretutto, collega del rapito; la seconda che lo stesso Zambardino ha sempre dimostrato di usare il suo blog per parlare dei fatti suoi mentre se intende "dire" qualcosa possiede ben altre piazze, situazione che lo ha reso avvezzo a usarle con la dovuta parsimonia che possiedono soltanto i veri professionisti. Detto questo, ho letto con interesse - e vi riporto integralmente - l'articolo di Lietta Tornabuoni pubblicato oggi su La Stampa. A pagina 38. Vergogna.
Vi invito a leggerlo davvero con attenzione, soprattutto per quanto non dice, occorre davvero un lavoro di analisi per comprendere il sentimento che anima la signora Tornabuoni. Non soltanto il suo, non soltanto lei.
Ringrazio Delio per avermi segnalato l'articolo.
Chi diceva con quelli non si tratta?
(La Stampa - 22 marzo 2007)
Aldo Moro sequestrato dalle Br venne lasciato uccidere dai suoi rapitori nel 1978 in nome d’un principio che era stato inventato, ma che pareva intoccabile anche all’opposizione comunista: con i terroristi non si tratta. Soltanto socialisti, radicali, rari democristiani, sinistra extraparlamentare non erano d’accordo con gli «imperativi statolatrici»: fecero di tutto per liberare Moro, cercarono intermediari, ipotizzarono promesse, elaborarono una lista di nomi per uno scambio di prigionieri. Niente. Soprattutto il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, Francesco Cossiga ministro dell’Interno, Enrico Berlinguer leader del partito comunista, furono implacabili. Dopo quasi due mesi di tormenti di Moro, di altrui coscienze turbate, di deputati democristiani messi di guardia in casa del leader democristiano per timore di iniziative dei famigliari, di intercettazioni dei telefoni domestici, Moro venne ucciso. Lo fecero ritrovare a Roma, quasi piegato in due nel bagagliaio di un’auto parcheggiata tra le sedi nazionali comunista e democristiana.
Con i terroristi non si tratta? Adesso, diciannove anni dopo, con i rapitori afghani si è trattato per due settimane, si è arrivati (ma già da qualche tempo andava così) a uno scambio di prigionieri (uno a cinque) e il sequestrato giornalista [omissis] è stato liberato, è tornato a casa.
Per fortuna. Meno male. La sua vita (come la vita di altri) vale più di qualunque principio inventato per opportunità politiche. Se la conclusione del sequestro è stata così positiva vorrà dire che quel principio letale s’è scolorito fino a scomparire: è una cosa bellissima che la vita abbia avuto il sopravvento sulla morte. Naturalmente c’erano pure considerazioni politiche: sarebbe stato un disastro se un giornalista italiano fosse stato ucciso proprio quando il governo sottoponeva al voto il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Magari ragioni politiche c’erano pure tanto tempo fa: Moro era previsto come presidente della Repubblica successore di Giovanni Leone, forse qualcuno non ne era contento. Ma evidentemente in diciannove anni qualcosa (e non soltanto il governo, retto ora dal centrosinistra) è cambiato, è intervenuta la consapevolezza che un assoluto rigore serve meno d’una trattativa intelligente, è sopravvenuto un modo più duttile e umano di esercitare la diplomazia. Non in tutti, però. Non, per dire, nell’ex ministro dell’Interno Pisanu e in quelli che come lui adesso ripetono: «È l’ultima volta, l’episodio non si ripeterà»: come i bambini quando promettono: «Non lo faccio più».
Latte e derivati
La triade Sai-Chia-Bre che incombe su questo povero suolo è impegnatissima a dimostrare il suo reale valore, svendendo il patrimonio immobiliare della città - come annunciato per l'area della Cavallerizza Reale - demolendo il residuo tessuto commerciale, è di oggi la notizia della prossima apertura di altri cinque ipermercati all'interno dell'area metropolitana (qualche giorno poi facciamo il punto della situazione), oppure tentando di sanare il bilancio (ma non eravamo "fuori" di 45 milioni di euro sino a qualche settimana fa?) aumentando del 30% il costo orario della sosta dei veicoli nelle aree a pagamento che, come nel caso del parcheggio sotterraneo di Piazza Vittorio, non sono nemmeno gestite dal GTT ma da una società di un'altra città, come dire, "cari concittadini, le vostre gabelle - a botte da due euro l'ora - finiscono in tasche foreste".
Ok, io ho un solo fegato, in discreta salute per fortuna, e non voglio sempre rovinarmelo per mezze figure che, in un caso, stanno facendo rimpiangere addirittura un "galantuomo" come l'ex commissario prefettizio Malpica; per chi non fosse a conoscenza, è un po' come desiderare il ritorno del colera.
No, non è momento. Prendo l'auto e questa volta dirigo verso Milano: c'è un'ottima ragione per farlo, magari durante la fine settimana, quando Milano non è poi così terribile. Certo, occorre attendere sino al mese prossimo, ma dopo averle viste a Firenze lo scorso anno, continuo a ripetere che ne vale la pena.
Fuori rotta
Per una volta, niente polemiche: sono reduce da un convegno e devo riprendere fiato. Metto in moto l'auto e dirigo verso Asti, dove, fino a giovedì 15 marzo, nell'androne del Palazzo del Municipio in piazza San Secondo, l'Assessorato alle Pari Opportunità del Comune propone la mostra fotografica "I Mondi delle Donne - Femminile Plurale". Michela Pautasso, Paolo Smaniotto, Alberto D'Anna, Constantin Pletosu, Bruno Accomasso e Franco Rabino raccontano attraverso le immagini tutti i mondi delle donne: gli stili di vita, le diverse nazionalità, gli attimi rubati alla vita di tutti i giorni o ad occasioni particolari.
A seguire, rassegna di cultura e gusto nei castelli del Monferrato, organizzata da Club di Papillon e Fondazione Cr Alessandria. Due sedi principali: Palazzo Callori di Vignale, dove si riuniscono i 100 migliori artigiani del gusto, e il Castello di Camino, che accoglie gli artigiani delle arti e dei mestieri, figuranti in costume che animano rievocazioni storiche e opere di artisti del territorio. Collegamento tra i due paesi assicurato da torpedoni d'epoca che accompagnano gratuitamente i turisti tra le colline e i paesaggi del Monferrato; in altri venti punti sono previsti visite, degustazioni, concerti di musica classica e jazz, voli in mongolfiera, raduni di auto di lusso e moto d'epoca, letture di brani tratte da opere di Pavese, mostre d'arte e altro ancora.
Di ritorno, probabilmente, sosta al Lingotto, a Torino, per la 25a Edizione di Automotoretrò, rassegna ed esposizione di auto d'epoca che quest'anno sarà arricchita dalle tre grandi ricorrenze che animeranno la manifestazione: i 60 anni della Cisitalia 202, indimenticato capolavoro di Pininfarina esposto anche al MOMA di New York, i 50 anni della Autobianchi Bianchina (anche lei, a suo modo un capolavoro, almeno per il Ferruccio Quintavalle) e quelli della Fiat 500 che - pochi ricorderanno - nel primo anno di competizione, dal modello di Casa Bianchi, le prese sonoramente. Nessuna notizia, ancora una volta, sul mondo Lancia, che nel 1957 gareggiava ancora in Formula Uno e sulle strade proponeva Aurelia e Appia; al glorioso marchio, per essere davvero valorizzato, a questo punto non resta che finire in mani meno schizzinose di quelle della Fiat... In ogni caso, la visita ad Automotoretrò è un appuntamento imperdibile per appassionati iscritti ai club di marca di auto e moto d'epoca, veicoli militari e non bisogna dimenticare che rappresenta anche un occasione di scambio, per cercare preziosi pezzi da collezione e per il restauro, grazie alla sezione appositamente allestita.
Fine settimana di relax, quindi, per il veleno si torna in coda lunedì.
Curiosità
Ogni volta che il conduttore di queste paginette, nei suoi insignificanti post, si avvicina ai temi della Sanità della Regione Piemonte, la Sanità della Regione Piemonte, casualmente, telefona al riservatissimo numero che il conduttore possiede, guarda un po', dai tempi in cui lavorava a progetti sviluppati per conto della Sanità della Regione Piemonte.
Sicuramente si tratta di un caso (ripetuto con la stessa modalità due volte in identiche circostanze), perché certamente alla Sanità della Regione Piemonte hanno da pensare a cose ben più importanti di un blog che ha ricevuto qualche migliaio di visite in anni di presenza sul web.
Domando: se cambio numero di radiomobile, posso iniziare a scrivere tutto quello che voglio?
"Attenda in linea"
Questa è facile, anche grazie alla nota fabbrica di cioccolato dove sono solito rifornirmi che questa volta mi ha fatto servire dall'ottimo Marco Accossato, onesto professionista che vi invito a seguire.
Sanità, super call center abbatte le liste d’attesa
(La Stampa - 6 marzo 2007)
Basta un solo numero di telefono, da domani, per prenotare esami e visite mediche in tutti gli ospedali e tutte le Aziende sanitarie di Torino. Il centro di prenotazione dell’Asl 1 diventa Sovracup per offrire ai torinesi l’indirizzo dell’ambulatorio dove la lista d’attesa è minore. E’ sufficiente comporre da un impianto fisso l’840.705007, e al prezzo del solo scatto alla risposta il call center di via San Secondo individuerà l’attesa più breve per ogni tipo di prestazione. C’è anche un numero dedicato ai cellulari (lo 011-5200111) che porta all’identico call center e alla medesima prenotazione rapida, ma al prezzo dei normali scatti telefonici.
Sono centinaia gli esami e le visite che, d’ora in poi, sarà possibile fissare alla cornetta. Sono escluse quelle di controllo («Che continueranno a essere prenotate direttamente dai medici») e alcune prestazioni altamente specialistiche. Escluse anche le attività dei laboratori analisi, già oggi ad accesso diretto, quindi senza coda. «In totale - calcola l’assessore regionale alla Sanità, Mario Valpreda - siamo in grado di garantire l'80 per cento di tutte le richieste». Puntualizza: «Sappiamo che non sarà questo lo strumento decisivo per azzerare le attese, cosa che dipende da un più rigoroso controllo dell’appropriatezza delle prestazioni, ma è un sistema che contribuirà senza dubbio a razionalizzare e migliorare molto la situazione».
Sono trenta i centralinisti che risponderanno tutti i giorni lavorativi, dalle 8,30 alle 16,30, a chi deve essere sottoposto a una visita o un esame a Torino. Da qualunque città del Piemonte chiami. «Il call center - spiega sempre Valpreda - fornirà l’indirizzo del centro, fra le otto aziende sanitarie torinesi, dove la visita può essere effettuata nel più breve tempo possibile. Naturalmente, il cittadino può scegliere se accettare la prenotazione nel primo ambulatorio libero, o se aspettare perché preferisce un altro ospedale o un’Asl specifica». I call center delle otto Asl e Aso, e i relativi sportelli non chiuderanno: ci si potrà comunque rivolgere direttamente al Cup di appartenenza, come se il Sovracup non esistesse.
Sul sito della Regione sono già indicate le attese minime per le principali prestazioni filtrate dal Sovracup. In molti casi, il sistema ha quasi azzerato i tempi: uno o due giorni per la Cardiologia, la Chirurgia generale o la Neurologia; una settimana per una visita ginecologica, venti giorni per un controllo endocrinologico. «E anche dove bisogna aspettare settimane, come per l’Allergologia o l’Odontostomatologia, si tratta comunque di tempi inferiori rispetto al passato».
E’ da prevedere. Il gran numero di chiamate porterà probabilmente a qualche attesa estenuante alla cornetta. E alle proteste di chi deve sopportare la linea a lungo occupata. Ma la Regione, dopo aver potenziato da subito il numero di centralinisti disponibili al super call center, verificherà la situazione dopo un periodo iniziale.
Il telefono del Sovracup non cancellerà Internet. Si potrà continuare a inviare online la richiesta di visite ed esami, al sito www.asl1.to.it. L’ora e la data più vicine saranno comunicate dal call center, nell’arco di poche ore, al telefono di chi deve prenotare.
Bene, devo aggiungere qualcosa? Davvero? D'accordo, comincio la ricerca e pubblico i risultati. A dopo.
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