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C'era una volta
scrivo, scrivo, tranquilli...
Buio, oltre la pappa
Quando l'ho letto, non potevo crederci. Sulle prime ho provato a riderci sopra ("non è soltanto una lampadina che si è spenta in Provincia"), poi però, soffermandomi sulle parole di Ninetto Saitta - impegnato a ricordare il gesto "simbolico" - l'allegria è passata decisamente in secondo piano.
Giudicate voi.
Pausa pranzo al buio per la Provincia
(La Stampa - 14 febbraio 2007)
Pausa pranzo al "buio" il 16 febbraio per i dipendenti della Provincia di Torino in occasione della giornata del risparmio energetico. L’invito a spegnere le luci durante l’ora di pranzo per ricordare il secondo anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto, è del presidente Antonio Saitta che spiega: «Si tratta di un gesto simbolico, uno spunto per invitare tutto il personale delle nostre sedi ad un consumo razionale e attento al risparmio dell’energia in tutte le occasioni».
Per sensibilizzare al risparmio gli assessori provinciali all’ambiente e all’istruzione, inoltre, invieranno in tutte le scuole del territorio una lettera per invitare le classi a promuovere una giornata di discussione su cambiamenti climatici, risparmio energetico e fonti rinnovabili di energia.
E l'inceneritore del Gerbido, che si insiste a voler collocare a poco più di un kilometro da tre differenti centri abitati, dove si colloca nelle politiche ambientalistiche della Provincia?
Il dito e la Luna
Qualche giorno fa, ho approfittato di un articolo prodotto dalla "premiata ditta cioccolatoxtutti" per ritornare su un tema che mi è particolarmente caro.
Riproducendo questa intervista a Emilia Bergoglio, riconosco all'autore, Alberto Gaino, che ringrazio davvero, la capacità di insistere su un argomento che troppi in questa città vogliono nascondere per qualche strana incomprensibile ragione (e così, anche questa volta niente querela...).
Ribadisco l'invito all'azione alla sempre più gigionesca comunità bloggante autoreferenziante di questa amabile cittadina: fate qualcosa di utile, ogni tanto.
Se volete approfondire l'argomento, l'articolo che riproduco non è sufficiente a comprendere la portata di questo furto perpetrato ai danni della cittadinanza, vi consiglio la lettura di "Il caso Mauriziano" (di Lorenzo Gigli e Michele Ruggero) il cui profetico sottotitolo specificava "Come allungare le mani su ospedali, terre e palazzi".
Buona lettura.
"Stanno svendendo il Mauriziano"
(La Stampa - 9 febbraio 2007)
I vertici dell'Ordine furono sospesi, ora la Corte dei conti scagiona l'ex presidente alla quale erano stati "congelati" i beni personali.
Professoressa Emilia Bergoglio, la sentenza della Corte dei Conti stabilisce che lei e l’avvocato Gian Paolo Zanetta amministrando l’Ordine Mauriziano siete stati scrupolosi.
«La Corte scrive testualmente che “se gli ospedali dell’Ordine, in particolare il Centro di Candiolo, non fossero stati aperti, la programmazione regionale ne avrebbe risentito, pregiudicando la tutela della salute dei cittadini...”».
Ma il buco nei conti di cui si è tanto parlato?
«Un altro passaggio della sentenza sottolinea che c’è stata un’immotivata disparità di trattamento nei finanziamenti regionali all’Ordine rispetto a quelli alle aziende ospedaliere e, ancora, che noi fummo esclusi dai ripiani delle perdite. I miei legali, Riccardo Ludogoroff, Vilma Aliberti e Mario Sandretto hanno prodotto una perizia tecnica in cui si dimostra che il disavanzo dell’Ordine - 564 miliardi di lire nel 2001 - è maturato a causa delle mancate compensazioni della Regione».
C’è stato un disegno politico contro di voi?
«La politica ha influito molto su questa vicenda. Quando chiesi un appuntamento a Ghigo disse che avrebbe parlato solo con il mio successore. Il commissario D’Ascenzo, inizialmente, sostenne le nostre scelte rivendicando ulteriori finanziamenti dalla Regione. Ricordo un colloquio con la D’Ascenzo (un mese dopo il suo insediamento) in cui mi sembrò disposta a fare gli interessi del Mauriziano».
Il preconsuntivo del 2005 è stato chiuso in attivo solo per la vendita del patrimonio immobiliare.
«Le spese correnti non si coprono con fondi straordinari. In compenso è stato dissolto l’Ordine Mauriziano. Lo dico prima ancora da torinese che da ex presidente. Diciamo che i beni patrimoniali potevano servire da garanzia ai creditori. Come prescrive il codice civile. Che gli ospedali, il cui valore immobiliare comunque esiste, potevano essere ceduti alla Regione rientrando di una parte del disavanzo. La soluzione sarebbe che la Regione onorasse i suoi debiti, non lo è lo smembramento del patrimonio del Mauriziano».
E la vendita dei terreni agricoli come tali a immobiliaristi?
«Noi avevamo sempre tutelato il nostro patrimonio anche sotto il profilo ambientale. Certi progetti non sono inediti. Nel 2001 partecipai a un convegno di Rosta in cui si prospettava, sulla base dell’estensione della metropolitana sino là, di costruire in quell’area una Torino 2. Il modello era quello di Milano 2. Di per sé non è farina del diavolo che vi si costruiscano complessi residenziali, se compatibili con l’ambiente, il parco, le aree alluvionali, con la protezione della collina morenica. E a condizione che i benefici vadano a un ente pubblico».
Sui valori di stima dei vari immobili eccepisce?
«Non li conosco. Posso solo dire che, se quello attribuito all’antica sede storica in piazza della Repubblica è di 14 milioni di euro, mi sembra poco. Nel 2000, contraemmo un mutuo di 20 miliardi di lire per risanare l’immobile».
La sentenza della Corte dei Conti deve far riflettere?
«L’accusa era che noi fossimo responsabili di interessi passivi per 38 milioni di euro. Personalmente, mi avevano sequestrato un immobile e i conti bancari, una Punto e una Bravo del 1995, oltre ad un quinto della pensione di insegnante: 244 euro il mese».
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