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Stella cadente
Sarà finalmente chiaro a tutti, dopo l'assise vicentina, il ruolo di questo etereo ex-efebo torinese d'adozione (?) che da anni vaga senza senso pratico per il Paese.
Non imprenditore, non manager, troppo stupido per associarlo al termine "politico", l'unica cosa che nessuno potrà mai negargli è l'etichetta di "fallito di lusso".
La strategia sta a questo incapace come un astemio può anelare ad un corso per diventare sommellier, e il clamoroso autogoal messo a segno ieri ne è prova evidente, che purtroppo sparirà dal suo "elioso" curriculum come già accadde per l'insuccesso più noto del suo passato (l'organizzazione, in Italia, dei mondiali di calcio dell'anno 1990).
Troppo preoccupato dalla sua immagine, affetto da una strana sindrome che lo porta a muovere il ciuffo con irritante inutile frequenza, il nostro balbuziente neuronico ha creduto, al soldo di qualcuno, di poter espugnare una delle ultime roccaforti contrarie organizzando in Veneto l'annuale assise di Confindustria, ma ricevendone in cambio una rotta difficilmente cancellabile dalla memoria.
Né imprenditore né manager, da ieri è evidente a tutti che quest'uomo NON rappresenta gli industriali italiani ma, prima ancora che imbarazzarli, li penalizza con la sua inettitudine creatasi grazie ai lunghi anni di assoluta incapacità.
Non è stato il nord-est a voltare le spalle a Confindustria: è stata una categoria intera, quella degli industriali, ad approfittare di questo inaspettato assist per manifestare il proprio malessere ed il proprio dissenso. Ma credete che organizzato altrove il convegno l'esito sarebbe stato differente? Avete mai avuto il piacere (immenso) di parlare di problemi pratici con un medio industriale italiano, uno di quelli che non ha l'ufficio stampa a curare l'immagine della sua azienda ma il compagno di studi oggi commercialista a curarne i suoi interessi? Sapete quante imprese abbandonano l'interesse verso la finanza agevolata sconfortate dalla consapevolezza lobbistica di non poter accedere ai fondi necessari dirottati sempre sui soliti pochi imprenditori? Sapete quale piacere prova un industriale, al quale viene negata una variante stradale che permette ai mezzi di gomma di raggiungere agevolmente i suoi stabilimenti, venendo a conoscenza dell'impegno dell'associazione confederale nel sostenere la causa dell'importazione cinese o quella della convenzione con un operatore mobile di telefonia?
Sarebbe ora che anche in viale dell'Astronomia tornasse il coraggio e lo schieramento contrario all'evanescenza del suo principale rappresentante trovasse la forza di esprimere un desiderio in presenza di una stella cadente: avere, finalmente, un presidente industriale alla guida della confederazione degli industriali.
Cosa che Luca Cordero di Montedipietà, né imprenditore né manager, pessimo stratega la cui occupazione principale è stata negli anni quella di "fallito di lusso" non potrà mai essere né comprendere.
Come ha fatto, invece, la platea vicentina degli industriali.
L'erosione del tempo
La puntata odierna di "In mezz'ora", la serie domenicale condotta da Lucia Annunziata in onda alle 14.30 sulla Terza rete RAI, oggi è durata appena venti minuti, prima che il Presidente del Consiglio abbandonasse la trasmissione.
Avrebbe potuto farlo anche prima, risparmiandoci il penoso spettacolo di una persona che da anni occupa, senza merito alcuno, una poltrona pubblica. Ovviamente parlo di Lucia Annunziata, ex direttore del Tg3 e dell'agenzia giornalistica ApBiscom, pessima rappresentante dell'Ordine dei giornalisti: non s'invita un uomo per mancargli di rispetto e Lucia Annunziata questa cattiva abitudine la coltiva da tempo e a senso unico, basta aver seguito con attenzione il suo operato, almeno a partire dal 2000, per rendersene conto.
Immatura, arrogante, vendicativa, nei suoi confronti la RAI, che è un'azienda pubblica ma pur sempre un'azienda, dovrebbe adottare un provvedimento disciplinare per dimostrarsi davvero imparziale agli occhi degli italiani.
Lasciate da parte le considerazioni sulla persona e provate a interrogarvi su quale valore debba avere l'informazione quando a pagare i lauti ingaggi (in un mondo, quello dei giornalisti, dominato da precari sottopagati) sono tutti i cittadini di una nazione.
Indipendentemente dalla propria opinione politica.
[La bella immagine appartiene al sito dell'Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze]
L'amaro finale della fabbrica del cioccolato
C'è molto della storia economica della città nella cessione al gruppo Maione, annunciata ieri, di uno dei marchi storici della città nella produzione del cioccolato di qualità.
Lontani i tempi della signora Bruna e della bottega d'antan di Corso Moncalieri (le altre due sedi, in Via Sacchi e in Corso Vittorio Emanuele erano appannaggio di un altrettanto affezionata clientela), a partire da oggi, alla discussione su quale fosse il migliore artigiano della città - una sfida ristretta a pochissimi, Peyrano, Gobino, Trombetta (quello di via Tripoli, però) e Gerla - mancherà un protagonista.
Scendo dall'aereo e vi racconto i dettagli. mt
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