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febbraio 26 2006

Buonanotte Torino

The first chapter in the story of Canada’s Games was shared with the world on February 26 as some 34,000 spectators at the Stadio Olimpico in Torino and an estimated 500 million global television viewers were invited by Canada and VANOC to “Come Play with Us” in Vancouver in 2010.

The open invitation was extended as part of VANOC’s eight-minute presentation during the Closing Ceremony of the 2006 Olympic Winter Games. A celebration of Canada’s passion for winter sport and teamwork, the dynamic segment featured uniquely Canadian talent and showcased themes and traditions that reflected the host country, province and city.

Sono state due settimane incredibili. L'antica capitale ha riscoperto il ruolo che le compete e potete stare certi che da domani non sarà più, a livello internazionale, soltanto la città della Fiat e della Juventus. Certo, viene da domandarsi quale futuro attende la città che ha perso negli anni monumenti come Telecom e Sai, che non ha saputo sostenere adeguatamente, solo per citare un esempio, Vitaminic (una delle migliori idee di Elserino Piol, basti pensare al successo di ITunes) e domandarsi perché Politecnico e Laboratori della Telecom non abbiano saputo cogliere questa straordinaria occasione: quando si dice "sistema"...

Da domani si tornerà alle domande su quale futuro (prossimo) attende i tanti dipendenti del Toroc, che vorrebbero (e nemmeno tanto segretamente) finire nelle accoglienti braccia della Pubblica Amministrazione che, invece, farebbe bene a mettersi seriamente a dieta, rappresentando oggi la maggiore realtà occupazionale il cui livello produttivo è irrisorio, senza parlare della produttività per dipendente... Da domani si torna a combattere per assicurare un futuro migliore a questa città, ma stasera lasciatemi salutare un amico che si è rimesso in viaggio.

Fa uno strano effetto scrivervi queste poche righe senza più l'ausilio della luce del braciere olimpico (insomma, tanti anni di disagio e una viabilità disastrata devono pur aver prodotto qualche piccolo privilegio)  e domattina, quando il mio solito taxi del lunedì mi porterà all'alba verso l'aeroporto della città, sarà strano non sentire più il rumore della immensa fiamma che ha accompagnato queste ultime uscite. Era il rumore che portavo nelle orecchie sino al venerdì, quando, tornato a casa, salutavo con piacere questo giovane amico di passaggio. Mi auguro di non doverlo inseguire fino a Vancouver.

Postato da: matra a 21:06 | link | commenti

febbraio 24 2006

Orgoglio Torino

Ancora una volta, complici le mie settimane fuori rotta, mi viene in soccorso la fabbrica del cioccolato di via Marenco, che questa settimana è riuscita a stupirmi due volte, grazie alla mail di Monique e l'articolo di Massimo. Quello che mi ha scritto Monique è affar mio, ma quello che ha scritto l'ottimo Gramella è doveroso riprodurlo.

E per questa volta, grazie a Fabrizio - l'uomo simbolo del mitomì - per l'amicizia di tutti questi anni.
Buona lettura.

Una Firenze con la neve
(La Stampa - 24 febbraio 2006)

Torino fu scoperta il 10 febbraio 2006 intorno alle otto di sera, ora locale. Era un venerdì.
Entrò nei tinelli di tutte le case del mondo all'improvviso. Dal Texas alla Renania, la gente guardò lo schermo e vide una piramide che aveva un'antenna in testa e una linea di grattacieli bianchi sullo sfondo.

Gli esploratori, abbastanza eccitati, chiamavano quella piramide «Mole» e sostenevano che i grattacieli fossero montagne, ma così vicine al tuo sguardo che ti sembrava di toccarle. Per gli scienziati imbarcati a bordo della caravella americana Nbc, la nuova terra emersa era un'autentica meraviglia. Una Firenze spolverata di neve.

Decantavano le piazze e i palazzi, gli spettacoli e i cibi, con una predilezione spiccata per un frutto a forma trapezoidale che gli indigeni chiamavano all'incirca «giandiuiottou». Alcuni esploratori, inquadrati a sorpresa dalle telecamere, ne conservavano imbarazzanti vestigia agli angoli delle labbra. L'entusiasmo era generale, con qualche piccola eccezione.
Per esempio allo scienziato della «Washington Post» non andò giù che la Firenze bianca avesse la neve negli occhi, ma non sotto le scarpe, se si esclude qualche chiazza di ghiaccio nelle vie più ombrose della periferia. E riferì indignato la scoperta ai suoi lettori.

Riguardo alla popolazione indigena, gli studiosi si dichiararono invece subito d'accordo nel riscontrare una certa somiglianza con gli italiani. Persino i francesi. Anche se l'assenza di pizza & mandolino disorientava i componenti americani della spedizione, convinti che per essere assimilabile all'Italia una persona dovesse avere i baffi molto scuri e saper suonare una serenata o quantomeno pilotare una gondola.
Dei «piedmontesei», li chiamavano così, i navigatori arrivati da oltre oceano lodavano il calore controllato, la cortesia non servile e la naturale sobrietà. Nelle testimonianze visive che inviarono al loro Paese, fra un'inquadratura della Mole e uno zoom sulle montagne, alcuni vecchi «piedmontesei» rivelavano informazioni storiche strabilianti circa l'esistenza a Torino di un'antica civiltà che avrebbe addirittura contribuito a fare l'Italia senza peraltro riuscire a completare l'impresa, rifacendo gli italiani.
Di questo mistero parleremo ancora. Adesso occorre rendere conto di come ogni nazione del pianeta reagì alla Scoperta di Torino.

I francesi, naturalmente, sulle prime dissero che la conoscevano già. Poi accadde qualcosa durante il rito di benvenuto, la cosiddetta Cerimonia Inaugurale. Forse fu colomba della pace, o la Ferrari in testacoda, ma già il mattino dopo l'umore al di là delle Alpi era cambiato nel profondo e per le strade di Parigi la gente commentava estasiata: «Quelle soirée!», mentre alla televisione i «chapeau!» si alternavano ai «supèr!» e da ogni bocca uscivano elogi di Torino e della torinesità, dell'Italia e dell'italianità, della Scuderià e di Tombà la Bombà.

Molto diverso fu l'atteggiamento dei tedeschi, che adottarono la nuova terra emersa fin dal primo istante, dandole il nome di «Prussia italiana». Lo stupore riposava più che altro nell'aggettivo, come sottolineavano i dispacci degli esploratori, spiazzati dalla cortesia degli indigeni e soprattutto dalla loro leggerezza. Non che ci voglia molto a essere più leggeri dei tedeschi. Ma a colpirli, nei torinesi, era l'accostamento della leggerezza all'efficienza e alla rapidità. Anche la Cerimonia, di cui rimase a lungo traccia sui teleschermi appesi dentro i tram di Berlino, era parsa loro assai rapida, efficiente e leggera. Fra i molti sacerdoti del rito avevano apprezzato in particolare Sophia Loren e Pavarotti, mentre l'esistenza di Baglioni, cioè di un cantante italiano non sposato con Michelle Hunziker, era stata per ogni tedesco una fonte di sorpresa.

Gli inglesi usarono la loro arma migliore, l'ironia, e lodarono Torino per parlare male di Parigi. La Bbc mandò in onda il filmato della Scoperta, avvicinandole aggettivi come «stylish» e «classic», più che altro per negarli alla cerimonia inaugurale dei Mondiali francesi 1998, considerata volgare e un po' cafona. Poi in un soprassalto di umiltà ammisero: «Abbiamo molto da imparare in vista delle Olimpiadi londinesi del 2012». Nei giorni successivi le televisioni delle isole britanniche proiettarono una rassegna di documentari scientifici sulla nuova terra emersa. Pare che il pezzo forte fosse un sole in mezzo alle montagne ripreso dalla pista del Lingotto. Ma a fare più scalpore fu la rivelazione che secondo gli esploratori inglesi la città appena scoperta era molto più bella di Milano.
Milano si difese con la scelta del Basso Profilo Permanente. I suoi giornali parlarono poco di Torino e quel poco per trasformare i brufoli in ascessi: il Museo Egizio fece meno notizia di un mucchietto di No Global e la coda per entrare allo Stadio Olimpico - oggi noto come Stadio Grande Torino - diventò una ritirata di Russia. A proposito: anche laggiù cambiò rapidamente l'atmosfera.
All'inizio della spedizione, i moscoviti al seguito lamentavano i disagi dell'impresa: a contrariarli pare fosse soprattutto la mancanza di negozi sempre aperti, quando è noto che in Russia funzionano 24 ore su 24: là dove ci sono, naturalmente. Ma la Cerimonia compì il miracolo e da allora per tutti i russi Torino fece rima con Cremlino, quanto a meraviglia.

Della passione bollente degli americani si è già detto. La Cerimonia ebbe su di loro un effetto puramente confermativo. Fu quando i loro telegiornali insistettero sul cosiddetto Pacchetto Patriottico: bandiera, inno, carabinieri. Dissero che se Torino aveva fondato l'Italia, e malgrado l'assenza di mandolini non c'era più ragione di dubitarne, quello era un Paese che si amava davvero.
Nei loro tinelli gli americani finsero di crederci, si pulirono la bocca sporca di ketchup ed era tale l'emozione che con lo stesso tovagliolo si asciugarono una lacrima.

Postato da: matra a 22:48 | link | commenti

febbraio 16 2006

Ascensore per l'inferno

Non me ne voglia il buon Ninetto Saitta, un tempo consigliere regionale paladino dei deboli, oggi strafottente Presidente della Provincia di Torino, ma il suo progetto dell'inceneritore, che insiste a far chiamare termovalorizzatore, sull'area del Gerbido - nella zona compresa tra strada del Portone, il Cimitero Parco e il deposito GTT di via Gorini - rimane una porcheria colossale, degna del peggior criminale.

Gerbido è un'area di confine in passato usata dalla Fiat e oggi sostanzialmente abbandonata (l'area, non la Fiat, purtroppo) ma che per qualche strana ragione urbanistica ha la caratteristica di confinare con alcuni paesi della provincia di Torino: Beinasco (17.344), Bruino (7.308), Orbassano (21.563), Piossasco (16.138) e Rivalta (17.565). Tra parentesi, il numero degli abitanti: 79.918 soggetti candidati a diventare clienti abituali del servizio sanitario regionale, con buona pace di Valpreda, attuale assessore regionale alla sanità. Che dovrà aggiungere a quest'elenco gli abitanti della città di Torino residenti nelle circoscrizioni di Santa Rita, Mirafiori, Nord e Sud, e Lingotto.

Oggi è stato ufficialmente presentato il progetto del nuovo impianto, disegnato da Bertone che, incolpevole, ha provato a nascondere la pericolosità di questa bomba chimica trasformandola in una sorta di paese delle meraviglie: ascensore panoramico che sale parallelo alla ciminiera di 120 metri, superfici vetrate, inclinate e percorse da un velo d'acqua corrente, giardino coperto su uno dei prospetti e tante altre belle soluzioni che non potranno mai, mai, porre i residenti al riparo da una qualsiasi avaria, i cui effetti, ancora oggi, sono stati volutamente e colpevolmente taciuti da tutti i presenti: Antonio Saitta, Marco Calgaro e Angela Massaglia, rispettivamente Presidente della Provincia di Torino, vice sindaco della Città di Torino e Assessore alla Pianificazione Ambientale della Provincia di Torino. Tre criminali.

Eppure, basterebbe una semplice ricerca in Rete per rendersi conto della pericolosità di queste soluzioni: gli inceneritori non consentono nessun vantaggio energetico, in quanto l'energia necessaria a produrre i materiali che vengono inceneriti è superiore, sino a quattro volte, rispetto a quella che si può ottenere bruciandoli; non solo, è noto a qualsiasi amministratore che si tratta di una soluzione talmente costosa che in assenza di incentivi pubblici (il solo costo, stimato, è superiore ai 310 milioni di euro) non avrebbe mercato.
Una soluzione alternativa - avrei voluto dire "intelligente", ma Saitta e la sua banda ignorano questo termine - in grado di produrre un effettivo risparmio energetico è rappresentata dal riciclo degli oggetti integri, come accade, ad esempio, in Svezia, dove viene riutilizzato il 98% delle bottiglie di plastica per bevande. Altro particolare omesso dagli assassini della Provincia è la necessità di una discarica per i residui dei prodotti originati dagli inceneritori: avete letto bene, le notevoli quantità di ceneri tossiche vanno smaltite in discariche speciali.

Rimandando la descrizione approfondita e la discussione sulle pagine di Wikipedia, vi propongo una veloce sintesi di quanto disponibile in materia su Internet digitando semplicemente le parole "termovalorizzatore" e "rischi".

Dagli inceneritori sono sprigionate sostanze altamente tossiche e cancerogene: negli Stati Uniti (sì, proprio nel Paese che se ne fotte del trattato di Kyoto) i termovalorizzatori sono considerati la maggior fonte di emissioni di diossina. La Convenzione di Stoccolma del maggio 2001, a cui hanno aderito 91 paesi, auspica il bando totale dell'incenerimento dei rifiuti, considerata una delle principali fonti di emissione di inquinanti organici persistenti (POP), un gruppo di composti chimici considerati fra i più tossici e persistenti ai quali appartengono le diossine.

Data la complessità del rifiuto raccolto e l’impossibilità di escludere che all’incenerimento finiscano solventi clorurati, pesticidi, PVC e consimili, inchiostri, vernici, farmaci e metalli, Clorofluorocarboni degli spray, bifenili policlorinati (PCBs) usati nei trasformatori e negli impregnanti del legno, la varietà dei materiali introdotti nel combustore rende la miscela di combustione molto pericolosa: tali inquinanti, essendo molto stabili, si concentrano lungo la catena alimentare, in particolare nel latte, nelle carni e nei pesci.

Dall'esame di un impianto di incenerimento (quello proposto per Conversano) è possibile ricavare che questo emette giornalmente circa sette milioni di metri cubi di fumi, 50 kg di polveri fini che corrispondono alle emissioni di una vettura diesel dopo aver percorso 600.000 chilometri (come avere in città decine di migliaia di autovetture).

Il cantiere dovrebbe aprire nel 2008 e i lavori concludersi entro il 2011. Attenzione quindi, perché il rischio concreto, lasciando spazio alla triade di criminali presenti in conferenza stampa, è quello di leggere sulle pagine di un quotidiano cittadino un articolo simile a quello pubblicato sul quotidiano Il Mattino che vi riporto di seguito: "... abbiamo l'esperienza tragica dell'inceneritore che pure ci era stato assicurato come sicuro. Intanto, dal 1970 ad oggi abbiamo avuto una incidenza di leucemie e tumori negli abitanti della zona certamente molto al di sopra della normalità e nessuno ha saputo spiegarcene la causa". La dichiarazione è di Carmine Adinolfi in merito all'ex inceneritore di Monticelli: era appena il 30 luglio del 2004.
Nino Saitta da Raddusa, in provincia di Catania, oggi strafottente Presidente della Provincia di Torino, era ancora un combattivo consigliere regionale.

Postato da: matra a 19:00 | link | commenti
inceneritore, gerbido

febbraio 12 2006

ORO OLIMPICO

Armin Zoeggeller oro torino 2006Bravissimo ad Armin Zoeggeler, primo oro olimpico delle Olimpiadi di Torino del 2006: il secondo titolo olimpico consecutivo dell'altoatesino, che ha vinto la gara del singolo, è arrivato a conclusione delle quattro manche chiuse con il tempo di 3’26"088.

Per questa sera, sospendiamo le chiacchiere e gustiamoci la prima medaglia di peso che si aggiunge alle due degli ottimi Enrico Fabris (bronzo, ieri, nel pattinaggio di velocità) e Pietro Piller Cottrer (bronzo, oggi, nella 30 km inseguimento maschile).

Se non fosse per il timore di vederlo confondere con il nome di un partito, verrebbe da gridare "Forza Italia"!

Postato da: matra a 21:35 | link | commenti

febbraio 11 2006

I buoni e i cattivi

Primo giorno "olimpico" di Torino. Vedere acceso, questa mattina, il braciere di Corso Sebastopoli dopo il sogno di ieri sera è stata davvero un'emozione, ma non bisogna cedere alle emozioni quando si svolge la propria professione: ecco pertanto il primo bilancio "di strada".
La sintesi è necessaria.

:-))  ::::::: Benissimo
L'esperimento del biglietto unico a 90 centesimi valido per tutta la giornata: non approfittarne è illogico.

:-)    ::::::: Bene
I Totem del GTT indicanti linee, incroci e destinazioni: possono sembrare "scontati" invece denotano attenzione nella progettazione e risultano più utili delle indicazioni consuete presenti alle fermate dei mezzi pubblici. Peccato si tratti di una misura provvisoria, basterebbe pochissimo per renderla definitiva e offrire un ottimo servizio all'utenza.

:-I    :::::: Migliorabile 
L'atteggiamento dei vigili: fermezza e cortesia sarebbero bene accettati dai trasgressori e da chi è costretto a subìre i tentativi dei primi. Al momento, l'unico risultato è rappresentato da qualche coda inutile.

:-(   ::::::: Male 
La risposta dei cittadini allo sforzo del GTT: preferire il proprio mezzo alla soluzione del trasporto pubblico significa non avere compreso la differenza tra opportunità ed esigenza.

:-((  ::::::: Malissimo
14 minuti d'attesa per la linea 4 questa mattina alle 11, oltre 10 per la linea 10 al rientro: sono troppi. Usare un mezzo pubblico è una scelta, non deve rappresentare una lotteria. In termini di media significano, riuspettivamente, 4 corse all'ora per la linea 4 e 5 per la linea 10.

Un applauso a Google, come sempre attenta alla comunicazione; d'altra parte, per l'Italia, si è affidata a un torinese doc. Il migliore.

Postato da: matra a 19:31 | link | commenti (1)

febbraio 10 2006

Tregua olimpica

L'augurio è che i suoi 57 metri d'altezza siano sufficienti a passare sopra alle tante questioni ancora aperte, da quelle collocate pochi metri più in là a quelle presenti in ogni angolo remoto del mondo. Anche per poco, è comunque una festa, come ha detto qualche giorno fa Giorgio Bocca dalle pagine de "la Repubblica".
Un grazie a Paola per avermi segnalato l'articolo. Buona lettura

Ma per Torino sarà una festa
(la Repubblica - 8 febbraio 2006)

TORINO olimpica sembra voler dimenticare i decenni della company town, della città fabbrica, per scatenarsi in una frenesia olimpica. Che gli è preso ai bogia nen? Corrono da piazza Castello al Lingotto, dal Po a Venaria a inaugurare villaggi olimpici, orrendi archi d'acciaio dipinti di rosso, metropolitane per Rivoli che si fermano a Collegno e fanno la coda in diecimila, in ventimila per provare quel grosso tram, come se fosse una astronave marziana. Cosa gli è preso ai torinesi?

Recitano, ballano, cantano, hanno trasformato il museo egizio in uno spettacolo psichedelico, luci abbaglianti che cercano nel buio faraoni non si sa bene se vivi o morti nei loro sarcofagi. Combinano cose assurde, come multare i negozi che espongono i cerchi olimpici perché non è ben chiaro che cosa in questo spettacolo colossale è spirito olimpico o pedaggio o furto. E in tutti i salotti della città sono spuntate a migliaia nobildonne piemontesi che offrono dolci, moda, mostre d'arte, feste. Una la darà la principessa di Inghilterra, un'altra un miliardario americano, e si farà la coda al Cambio per pranzare al tavolo di Cavour, in attesa che il segretario lo richiami in ufficio sventolando un fazzoletto da una finestra del ministero delle Finanze che oggi è diventato un ristorante di lusso.

Non c'è angolo, memoria, tradizione, arte torinese che non sia stata mobilitata per le Olimpiadi e questa dislocazione dei giochi metà al Sestriere metà alla Torino del Lingotto, un po' in Val di Susa sotto i forti sabaudi che salgono sulle montagne e un po' delle valli dei barbeti valdesi. Ai sociologi spetta il compito di immaginare teorie sul ruolo di Olimpia nella storia torinese. L'avvenimento sportivo e mondano dovrebbe avere lo stesso effetto miracoloso che ebbe la sferzata risorgimentale del trasferimento della capitale a Firenze. Dovrebbe liberare energie nascoste, rivincite, genius loci trascurati.

Chi conosce Torino sa che l'attesa di questo miracolo è vecchia di almeno quindici anni. Sa che studiosi della città come Marco Revelli l'hanno percorsa e scavata in ogni senso. Sa che non è di oggi l'aspettativa torinese di diventare una città normale, dove non sia obbligatorio aspettare che gli Agnelli decidano come si deve vivere e cosa si deve fare. Sono anni che in tutto il semicerchio attorno alla città, lungo la circonvallazione autostradale, nascono città satelliti, cooperative di ingegneri, centri di ricerca e di studio che non sono la Fiat, e che viaggiano per conto loro.
Eppure la città non è ancora sicura del suo nuovo destino. E lo cerca anche in questo grande baraccone che sono le Olimpiadi. Per noi che a Torino abbiamo vissuto e lavorato per anni, la storia di Torino finisce ancora con la marcia dei quarantamila, con quella restaurazione che è l'inizio del nuovo e dell'ignoto in cui tuttora viviamo. Le Olimpiadi di Torino offrono l'ultimo esempio di questo ignoto, la loro contestazione da parte di una opposizione allo stato nascente e fluido, un coagulo improvviso di no global, no Tav.

Fausto Bertinotti, che è persona intelligente ma che vuol posare il suo sale su tutte le code, ha detto in materia cose incomprensibili e contraddittorie: è dalla parte di chi contesta le Olimpiadi se esse sono usate per delegittimare il conflitto sociale, ma poi fa marcia indietro e si allinea al messaggio di Ciampi che esorta gli italiani a cogliere l'occasione che l'Olimpiade offre.
E sembra più ragionevole Fassino quando dichiara: "L'idea che le Olimpiadi debbano essere contestate nel nome di non si sa che cosa è un atteggiamento di luddismo culturale poco comprensibile". Poco comprensibile ma purtroppo reale.

Chiedere all'Olimpiade di risolvere la follia del mondo che arriva anche nelle valli piemontesi è irreale. In questi giorni il mondo è insanguinato e funestato da scontri che vedono impegnate masse di persone, solo perché sono usciti sui giornali danesi disegni satirici sul profeta Maometto. L'altra faccia del miracolo cinese sono i contadini assunti dalle imprese edili (anche pubbliche) che non vengono pagati, sono il giornalista picchiato e ucciso dalla polizia perché ne denunciava i furti, sono l'Iran che vuole ad ogni costo l'atomica e chiede la distruzione di Israele, sono la guerra in Iraq che è costata più di ogni preventivo, sono il fascismo rinascente negli stadi di calcio fuori da ogni ragione, striscioni che celebrano la soluzione finale dell'Olocausto e le persecuzioni razziali.

A tutto questo l'Olimpiade non potrà porre nessun rimedio. Ma non aggiungerà danni. Sarà comunque una festa per Torino. Leggo che gli sciatori americani hanno occupato un circolo di canottieri dove un tempo c'era il night del maestro Angelini. Ci saranno feste e danze su tutta la collina. Ci saranno finanziere e bagne caude in tutti i ristoranti. L'alta velocità è un'altra cosa. Solo Bertinotti è sempre la stessa cosa.

Postato da: matra a 15:24 | link | commenti

febbraio 5 2006

Sliding doors

Torino Metro MapLa metro, finalmente. In ritardo di una trentina d'anni rispetto alle esigenze autentiche della città, è stata accolta con entusiasmo - curiosità e gratuità del servizio ne hanno solo in parte influenzato il giudizio - e rappresenta il primo grande segno della Torino che cambia. Quella Torino che deve imparare a vivere senza più l'ala protettrice della Fiat e che davanti alla Fiat vorrebbe farla arrivare domani, dimenticando che l'asse strategico della zona è posto, a causa della presenza di una serie di importanti poli ospedalieri, su via Ventimiglia. Ma in via Ventimiglia non c'è il centro commerciale del Lingotto...

Questa città non diventerà mai adulta.

Postato da: matra a 23:37 | link | commenti

 

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Working Capital Camp - 8 luglio 2009 - Torino

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