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La solitudine del manager
Gentilissimo Signor Sindaco della città di Torino, vorrei rispondere al mio illustre collega e concittadino che recentemente le ha scritto lamentando il sovraffollamento (e non soltanto quello) che interessa il sito ove egli risiede: fortunato lui, perché io, a lungo riconosciuta guida di una importante realtà del territorio, in questa città che cambia, dopo essere stato per anni al centro delle serate torinesi mi sono ritrovato incolpevolmente abbandonato da tutti, perso in una landa deserta e desolata.
Nei lontani anni che precedettero la ZTL, una delle mode più stupide dello scorso decennio, in cui limitando il traffico si tentava di nascondere la deficitaria situazione di posti auto disponibili e la lentezza dei mezzi di superficie costretti in giri armonici privi di senso in una città di origine romana, ero abituato a vivere sin dal mattino il chiacchiericcio politico economico di sabauda dinastia.
Poi arrivò la trasformazione del nostro Paese, e con essa la famigerata ZTL, e mi dovetti accontentare delle fumose discussioni politico finanziarie, mentre intanto si animava la notte. Le dirò che nel cambio c'ho guadagnato, mi infastidiscono comizi e concerti ma non le nego che la notte torinese, così provinciale e tuttavia elegante, non mi dispiaceva.
Da qualche anno però, le cose son cambiate, me ne accorgo dalle discussioni, che oggi sono solo politiche e non hanno nulla di economico né di finanziario.
Vede signor sindaco, io avrò anche la testa dura, non per nulla mi chiamano testa di ferro, ma certe novità fatico proprio a capirle. Lei mi dirà che sono di corte vedute, provi lei a restare immobile tutto questo tempo, ma c'è proprio qualcosa che non mi convince: l'aver visto sostituire le mie botteghe con gli store mi provoca un certo disagio.
A me piaceva la sobria eleganza di Santagostino e non le dico che festa quando il dirimpettaio Galtrucco rifaceva le vetrine vestendo di stoffa i manichini: che grazia, quale soavità. Ho visto di fronte a quelle vetrine fermarsi in contemplazione le giovani donne di questa città e le loro madri, per generazioni intere, uomini distinti contemplare i tessuti che sarebbero diventati esclusivi abiti, preziose, perché uniche, camicie. Sapesse quale sorpresa provai la mattina che sorpresi (dopo anni d'appostamento) l'artefice di quei prodigi: non era una di quelle sartine di cui questa città celebrò le gesta ma una giovane donna dall'aria decisa e spigliata. Chissà che fine ha fatto, non mi stupirei di saperla in qualche grande maison, un po' come quella che oggi si affaccia alla mia vista e ad anni luce di distanza da quella azienda che oggi occupa i medesimi locali e nulla può condividere con il tempo che fu, ché i suoi colori rappresentano l'arcobaleno catodico proprio di questo tempo.
Dicono che alle mie spalle stia cambiando la città, ma io che sono un uomo tutto d'un pezzo so soltanto guardare aventi, e avanti a me vedo accadere cose strane. Ad esempio, dicono che hanno ricavato spazio per le auto nelle mie cantine, ma dicono bugie: quegli spazi li ricavò temporibus illis un tale che aveva idee anche strane, ma questa città la rispettava molto più di quanti gli fecero seguito. Certo, qualche fesseria la si deve anche a lui, e non parlo dell'incongruente grattacielo che si affaccia su Piazza Castello (e dalle cui terrazze si può godere della vista delle Alpi ostruita da quella schifezza di torrone scudocrociato costruito una trentina d'anni più tardi), ma è necessario ricordare che in fondo fu il solo a metter mano all'architettura cittadina, prima che ci si accorgesse della un tempo capitale per il centenario dell'unità d'Italia.
Passano i tempi ed io oggi mi ritrovo isolato da tutto e da tutti, ma mica mi chiaman Testa di Ferro per nulla, sa? Io avevo già intuito tutto quando - in nome del progresso e della civiltà - impedivate ai miei concittadini di raggiungermi, come le chiamate? Domeniche ecologiche? Ma per piacere, cosa ci sarà mai di ecologico nell'impedire ad una popolazione di viaggiare liberamente per la sua città andando a inquinare altrove? Vuole un esempio di civiltà autentica? Pensi che il popolo granata, cui anche io per carattere appartengo, manifestò nel giorno della retrocessione mettendomi al centro dei suoi festeggiamenti: quelli sì, son avvenimenti unici.
Cosa aggiungere, signor sindaco, io so che lei ed i suoi successori mai più mi restituirete l'abbraccio del traffico cittadino, un'altra offesa, quasi peggiore di quella portatami dall'ultimo dei miei discendenti, ritratto in braghe di tela su una spiaggia a cibarsi di italiche olive. Che tempi!
Sinceramente Suo,
Emanuele Filiberto, Duca di Savoia, Principe di Piemonte
Legolandia
In attesa di conoscere i dettagli di quella che con poca fantasia verrà definita "Lego-poli" - chè state certi che quel farabutto di Castellani avrà fatto la cresta anche su questo - approfittando della domenica ecologica dettata dalle condizioni meteo (ma vogliamo credere davvero a questa balla? CittAgorà aveva previsto non solo questo stop ma anche quello di domenica prossima con tre settimane d'anticipo...), favorito da un clima quasi primaverile mi sono recato presso il Villaggio Olimpico nei pressi del Lingotto, dove un tempo sorgevano i mussoliniani Mercati Generali nella speranza di attraversare la passerella olimpica, simbolo di una Torino terzomillennista.
Accesso blindato, come prevedibile, e non avevo voglia di raccontare a un improvvisato Vito Catozzo che avrei potuto in ogni caso accedere, magari sfoggiando autorizzazioni (che avevo precauzionalmente lasciato a casa...) che spesso mi creano più imbarazzo che vantaggi. Poco male, ho cambiato itinerario osservando la trasformazione (che mi è sempre piaciuta) di Piazza Balilla-Piazza Galimberti ed ho proseguito la mia passeggiata, tra attivissimi fotografi in possesso di teleobiettivi in grado di fare anche i raggi X e la totale indifferenza degli addetti alla sicurezza!
Con un po' di fantasia ho provato a immaginare quest'angolo cittadino tra qualche anno, a evento ormai lontano, con il nuovo assetto definitivo: le attività commerciali, un po' di verde in più, la nuova arteria (Via Zini) e la gente.
Queste casette che sembrano uscite da una scatola di Lego saranno probabilmente la testimonianza più viva di questa Olimpiade invernale, sperando che vengano civilmente abitate e che il loro mantenimento risulti sempre attuale, perché altrimenti, molto più che altrove, si corre il rischio di trasformare una testimonianza della passata Olimpiade in una pessima pagina di degrado urbano.
Occorre iniziare a pensarci subito.
Sospetti di abusivismo edilizio a Torino
Gentilissimo Signor Sindaco della città di Torino, voglia accogliere il lamento di un suo concittadino che risiede da molti anni in una delle Piazze più note della città da lei oggi amministrata.
Lei, come i suoi predecessori, sarà passato almeno una volta dalle mie parti: vuoi perché nei bar di questa piazza si è sempre discusso di calcio con competenza, vuoi perché ospita un importante teatro, oppure perché qualcuno, in anni lontani, scelse la mia piazza per costruire una fontana che voleva essere omaggio alla città e schiaffo (morale, naturalmente, ché Gualino era un galantuomo) ad un bovaro arricchito, che tutta la vita si tenne appresso l'odore di stalla e delle sue vaccate, mi dicono, riempì il Paese. Anni lontani, prima che iniziasse lo scempio scudocrociato che ancor oggi potete osservare e che nessuno osa ricordare appartenere alle immacolate giunte Negarville e Coggiola: sapesse com'era bello quell'angolo di città sino ad allora.
In anni recenti la piazza, nella quale risiedo dal lontano 10 giugno 1877, venne ancor più maltrattata: da ritrovo delle balie divenne, un secolo più tardi, terminazione degli autobus di linea e rifugio di coppiette; fortunatamente - grazie alle influenti vicinanze - mai luogo di spaccio e di prostituzione, anche se, non le nascondo, le donnine m'avrebbero fatto compagnia nelle mie solitarie notti trascorse a cavallo. Compagnia che invece mi venne generosamente concessa ad ogni scadenza elettorale: ricordo quando venne a rendermi visita Giorgio Almirante, che stile ragazzi!, che richiamò uno spiegamento di Forze dell'Ordine spropositato, oppure quell'indimenticabile ballottaggio Costa-Castellani (per la prima giunta del gaglioffo-Castellani), con il cunese, da tutti dato per favorito, impegnatissimo a elencare un allucinante serie di stupidate che, naturalmente, lo portarono a perdere clamorosamente.
Consenta l'osservazione di uno che ha vissuto lunghi anni a Palazzo: chissà quale fu il prezzo, difficile credere abbia barattato un seggio europeo con la poltrona della città, altrimenti perché avrebbe successivamente accettato la presidenza della provincia granda? Ve lo vedete Roberto Baggio che rifiuta la nazionale per andare a giocare in seconda serie prima di trovare accoglienza tra i dilettanti? Non è credibile, salvo conoscere il reale valore della contropartita.
Ma non divaghiamo, l'abbiamo presa alla lontana.
Gentile Signor Sindaco, dopo che i suoi predecessori per lunghi anni hanno lasciato questa Piazza in una sorta di limbo, quasi non si trattasse di una piazza centrale, mi duole annunciarle che dal momento del suo insediamento le mie belle vedute prospettiche hanno subìto i capricci del peggior abusivismo edilizio. Come definire altrimenti quella struttura che da anni campeggia nelle due isole centrali che fanno ala alla mia dimora? Non discuto la bellezza, nonostante io appartenga ad un'altra epoca, ma la collocazione: davvero non vi era un luogo più adatto alla moderna costruzione? Io non posso muovermi, ma mi dicono di un passante coperto di prati, ecco, per piacere, trasferisca là questi due lingotti che a qualcuno ricordano un elmo e a me un pallone sgonfiato. E che dire poi della legnosa struttura posta alla mia sinistra? Credevo aveste finalmente trovato un mecenate per queste vostre olimpiadi, invece, mi dicono, questa sorta di legnoso porcino indigesto dovrebbe diventare la sede degli sponsor. Ma il San Paolo non ha già casa in Piazza San Carlo? Cos'è questa roba qua? Il garage della vettura di servizio di Salza e Iozzo? Non salverei nemmeno, a Olimpiade conclusa, quella plasticosa roba che mal si adatta alla maestosità della fontana Angelica, impedendomi di vedere quanti il sabato passeggiano sotto il porticato delle vie alla mia destra.
Per favore signor Sindaco, ascolti la voce di chi molti anni fa accettò senza lamentarsi che il suo nome, apposto ad un viale cittadino, venisse sostituito assegnando lo stesso ad una potenza straniera (e senza discutere che a Torino non vi era parità di trattamento tra Stati Uniti e Unione Sovietica): adesso basta, chiami i vigili e faccia rimuovere tutta questa immondizia. Mi creda, mi disturbavano anche un po' i vecchietti danzanti, che almeno mi portavano allegria durante la buona stagione, mentre oggi mi sento proprio soffocare. Quando avrà tempo, magari tra qualche mese, faccia rimuovere tutto: questa ciambella ghiacciata che mi circonda, i due gianduiotti di vetro, il fungo di legno e gli autobus, ecco, quelli vada a farli parcheggiare altrove, magari sotto il palazzo della Telecom, oggi in sostanza disabitato.
Preferisco le mie discinte compagnie a bordo vasca, l'immobile leone che si affaccia alla finestra di fronte, le chiacchierate con il mio collega biellese Lamarmora (che abita, immerso nel verde, poco distante) sotto lo sguardo severo del torrone simbolo della modernità; preferisco tornare a vivere con dignità. Mi creda Suo,
Ferdinando di Savoia Duca di Genova
oggi
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