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giugno 23 2005

Sassi

Sabato pomeriggio in centro, una vecchia consuetudine per questo grosso paesone che da tempo tenta di spacciarsi per grande città.
Tra uno sguardo alle vetrine e un caffé ai tavolini, in Via Po accade un imprevisto che resterà nell memoria dei torinesi almeno per tutta l'estate.
La sintesi: scontro tra forze dell'ordine e manifestanti dei Centri Sociali. Il resto è cronaca: tavolini usati come ariete, una vetrina in frantumi, cassonetti della municipalizzata della raccolta rifiuti dati alle fiamme e usati come barricata. Tanto spavento, molti danni, qualche contuso, due arresti.
Leggo su cittAgorà, come al solito, che qualcuno vorrebbe che la città si costituisse parte civile e come cittadino - nessuna ideologia comune, sia chiaro - la proposta mi vede favorevole, anzi, sarebbe anche il caso di fare altrettanto nei confronti di una delle due società (enti privati) calcistiche della città, i cui sostenitori, per festeggiare un successo, hanno ben pensato di imbrattare con scritte insulse le colonne di via Roma, il salotto della città. Non mi sembra che nel 2003 la marcia dei 50.000 produsse altrettanti danni: una questione soltanto di stile?
Non "sto" da nessuna parte, non criminalizzo senza conoscere le motivazioni della protesta né giustifico il comportamento adottato, però (dopo aver parlato con chi c'era, e c'era con cognizione) un dubbio si fa strada lo stesso. Premesso che trecento persone non si radunano "spontaneamente" (solito strafalcione della TGR...) e che un corteo non autorizzato rimane tale, i manifestanti hanno percorso diverse strade della città: era davvero necessario intervenire nel budello di via Po?
Pensateci, prima di scagliare (anche voi) sassi...

Mentre gli appartenenti al "mondo del cosiddetto antagonismo sociale" protestavano tirando sassi, su altri sassi, in altri ambienti, si decideva di intervenire: "Signori, è vero, abbiamo trovato in Piazza San Carlo e in Piazza Vittorio dei resti del passato, ma non si tratta di nulla di valore, sono solo sassi: proseguiremo nella costruzione dei parcheggi interrotta inopportunamente dalla Sovrintendenza".
Ero a Siracusa quando - a metà degli anni Novanta - nella piazza principale di Ortigia (*) si stava procedendo alla copertura di una straordinaria testimonianza del passato, ed allora mi vennero in mente le parole del sindaco di Bolzano quando, alla fine degli anni Ottanta, decise di procedere alla copertura resti del passato venuti alla luce in una piazzetta del centro storico spiegando in Consiglio in maniera lapidaria: "... tanto si sa che in Italia ovunque si scava si trova qualcosa, sono sassi...".  Vogliate credermi: è solo un caso che io sia sempre nei paraggi quando si verificano certe situazioni.
Son sassi, la miglior cosa da fare è metterci una pietra sopra.

Nel caso delle due piazze torinesi però la questione è leggermente differente: anzitutto è ben difficile che quanto venuto alla luce in piazza Vittorio, l'antica Porta di Po, fosse davvero privo di valore, ma solo i fortunati residenti dei piani alti possono fornire un'adeguata testimonianza, trattandosi di un cantiere non facilmente osservabile. Differente discorso per i resti di piazza San Carlo, che tutti hanno potuto osservare e che un qualche interesse dimostravano d'averlo, non fosse altro che a poche centinaia di metri, in Piazza Castello, una delle porte romane della città fa ancora oggi bella mostra di sè - nonostante il riadattamento - alle spalle dell'ingresso di Palazzo Madama. No, non è possibile credere a questa fandonia.

Aumentare la capacità di parcheggio, anche e soprattutto in pieno centro, è senza dubbio utile: ne traggono beneficio la circolazione dei veicoli, la salute dei pedoni e, non si trascuri, anche l'attività commerciale nel complesso. Allora perché non creare un parcheggio degno di tale nome nell'area antistante la sede universitaria di Via Sant'Ottavio? Una struttura su più piani fuori terra, anche due soltanto a cui aggiungere un interrato, destinata a servizi, commercio e ricovero dei mezzi del personale e degli studenti dell'Ateneo, in abbonamento, con un'area destinata alla sosta oraria a pagamento di tutta la popolazione. Quando diventerà disponibile il nuovo polo Universitario che sta sorgendo sull'area che fu dell'Italgas, alla città resterà un parcheggio centrale di grande capacità in una zona strategica, all'ingresso del percorso museale (dal vicino museo del Cinema sino alle strutture di Piazza Castello oppure, in direzione opposta di Piazza Carignano). Lo ripeto dal 1985 e sono sicuro che continuerà ad essere una proposta inascoltata: come dice anche Carlo Ratti, tutte occasioni sprecate.

Sassi nello stagno.

(*) l'ottima immagine è stata trovata attraverso una ricerca in Rete;  proprietà e diritti sulla stessa appartengono all'autore,  Giovanni "Ninni" Conti.

Postato da: matra a 16:37 | link | commenti (1)

 

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