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Working Capital Camp di Torino: istruzioni per l’uso
by Vittorio Pasteris
Il Working Capital Camp di Torino è il terzo incontro organizzato per presentare “Working Capital”, il progetto, promosso da Telecom Italia, che si propone di individuare e sponsorizzare nuove idee imprenditoriali che intendono operare nel mondo del web 2.0.
L’obiettivo è far incontrare interlocutori che, per motivi diversi, hanno in comune l’interesse per la tecnologia e il suo futuro: chi produce innovazione e conoscenza, cioè il mondo universitario; coloro che, per naturale desiderio di conoscere, sperimentano servizi e tecnologie e ne creano di nuovi, i blogger; le imprese che hanno un naturale interesse nell’ampliare il proprio business.
Programma
● 09:00 - 10:00. Accoglienza partecipanti
● 10:00 - 12:30. Tavola rotonda “Dialogo sull’Innovazione”, presentazione del progetto Working Capital, risultati dei primi mesi di lavoro
● 12:30 - 14:00. Pausa pranzo
● 14:00 – 19:00. Barcamp + Elevator Pitch
Che cos’è un barcamp
Il barcamp è una nonconferenza collaborativa, che nasce dal desiderio delle persone di condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero. Si ha a disposizione un numero limitato di minuti: una parte dedicata all’esposizione dell’argomento e un’altra dedicata alla discussione.
Che cos’è un elevator pitch
L’elevator pitch è il discorso che un imprenditore farebbe ad un investitore se si trovasse per caso con lui in ascensore. L’imprenditore, quindi, si troverebbe costretto a descrivere sé e la propria attività sinte-
ticamente, chiaramente ed efficacemente per convincere l’investitore ad investire su di lui, ma nei limiti di tempo imposti dalla corsa dell’ascensore. L’elevator pitch è riservato a chi intende presentare un’idea o
un progetto: si avranno a disposizione tre minuti per illustrare la pro pria idea più tre minuti per le domande e risposte.
Come si partecipa
Chi desidera partecipare e, soprattutto, chi vuole proporre un argomento di discussione può segnalare la propria intenzione in anticipo attraverso il sito: http://blog.workingcapital.telecomitalia.it/torino/
Working Capital
Working Capital è il progetto con cui Telecom Italia intende sostenere le migliori iniziative imprenditoriali nell’ambito del web 2.0 e delle nuove frontiere di Internet. E’ uno strumento concreto per il rilancio dell’innovazione tecnologica in Italia e si avvale di un investimento complessivo equivalente a 5 milioni di euro in due anni. Un comitato composto dal top management di Telecom Italia e da autorevoli esperti del settore avrà il compito di individuare progetti d’impresa in settori come i social media, le web tv, la musica digitale e il digital marketing. Le migliori idee d’impresa tra quelle che verranno proposte potranno usufruire delle infrastrutture e del know-how tecnologico di Telecom Italia, che diventerà loro partner tecnico e concorrerà all’effettivo sviluppo di servizi innovativi a favore della comunità, coerentemente con l’obiettivo dell’azienda di contribuire alla promozione dell’innovazione e alla modernizzazione del Paese.
Working Capital Camp
Torino 8 luglio 2009 - 9:00-19:00
I3P - Incubatore imprese innovativ del Politecnico
Torino - Via Pier Carlo Boggio n°59
a
Ho visto cose...
Ho visto Paolino Pulici segnare goals belli e impossibili quando il giuoco del calcio era uno sport e non il canovaccio sul quale gli autori di Pro Evolution Soccer avrebbero dato libero sfogo alle loro fantasie.
Ho visto Gilles Villeneuve andare in giro su tre ruote, prendere per il naso un attonito René Arnoux e tenersi dietro cinque vetture in fila come se niente fosse quando la Formula Uno era l'accademia della velocità e del coraggio e non l'alternativa domenicale all'insonnia.
Ho visto una dozzina di atleti autentici diventare leggenda sotto la guida di un argentino che ha ricordato a un'intera nazione il significato delle parole orgoglio e dignità.
E poi, ieri, ho visto Valentino Rossi arrivare alla centesima vittoria. E non c'è nient'altro da dire.
Cento, mica nespole.
... è un idea come un'altra
Oggi sono stato a Genova per qualche ora e, come accade sempre, mi sono interrogato su questa città. Scusate, ma in tutti questi anni non sono mai riuscito a capire se mi piace o no.
Ok, c'è il mare, il porto (ai tempi della Noicom, dalle finestre del mio ufficio era uno spettacolo osservarne i movimenti), ci sono i palazzi storici del centro "da delirio" tanto che sono belli, ma ci sono anche una sensazione diffusa di degrado, le scelte urbanistiche degli anni Sessanta che richiederebbero l'incriminazione dell'architetto responsabile e delle Amministrazioni che le accettarono e ancora un sacco di cose che ti fanno percepire la sensazione di una città dalla doppia anima: una, quella del Carlo Felice e di Palazzo Ducale tirata a lucido, l'altra abbandonata a sé stessa.
Nulla di male, è in fondo la metafora di quello che accade a questo nostro sempre più bizzarro Paese, dove trovi persone come quelle che attendevano il treno insieme a me sulla banchina di Porta Principe: gente normale, almeno fin quando non si spinge a parlare di politica. Allora potrai sentire anche commenti come questo: "No, di dare il voto a questa sinistra proprio non me la sentivo, d'altra parte non è che gli altri siano migliori, allora ho dato il voto alla Lega, che mi sembrano quelli più moderati".
Ah bhé, allora...
a
PDeja-vù
È un Gianfranco Bianco prossimo all’orgasmo teleconduttivo quello che dagli studi della TGR introduce il servizio di Nino Battaglia in diretta dalla prefettura di Torino. Un’agitazione esagerata per una notizia che notizia non è: Claudia Porchietto non ce l’ha fatta a scalzare l’esperto politico Antonio Saitta dalla poltrona di Presidente della Provincia. L’avevo detto in tempi non sospetti, quando il distacco tra i due lasciava buone speranza alla candidata in vista del ballottaggio. Invece ha vinto il “già visto”.
Già viste (licenza poetica, in realtà si tratterebbe di un “già ascoltate”) sono le dichiarazioni di un ammuffito Gianfranco Morgando che nelle prime interviste - non sapendo quanto davvero abbia influenzato il risultato l’aiuto di Vietti (giusto per dire, tre nomi nuovi della politica locale...) - ha pensato bene di dimostrarsi subito cerchiobottista.
Già visto il suicidio del Pdl. Enzo Ghigo abbia l’umiltà, e sono sicuro che sia in grado di farlo, di andare a prendersi i voti casa per casa, accompagnando il pigro elettorale torinese sino alla soglia del seggio, perché è stata questa “distratta sufficienza” che gli è costata la poltrona di Governatore della Regione in favore della mia ex-professoressa.
Ero, al momento delle votazioni, Presidente di seggio e vedevo la partecipazione degli attivisti dello schieramento della Bresso: al centro destra torinese mancò questa volontà di cogliere il risultato, forse a causa di cattivi consigli, forse per un eccesso di sicurezza.
Il Pdl rifletta su queste due sconfitte “di misura”.
Già visti sono stati i titoli dei quotidiani improntati a un irrealistico “L’etat cest moi” da parte di Antonio Saitta: ma davvero l’ex consigliere comunale, ex sindaco, ex consigliere regionale, vuole far credere che gli elettori abbiano premiato il suo pessimo operato degli ultimi anni? Guardate, io seguo Saitta da tempo immemore e, anzi, colgo l’occasione per scusarmi se talvolta l’ho sbeffeggiato nei miei commenti perché - recuperando un minimo di lucidità – non è corretto attaccare una persona su un piano estraneo a quello strettamente politico, ma è al limite dell’incredibile che si voglia far credere che la Provincia di Torino, l’Ente, in questi anni sia stata condotta saggiamente.
La provincia di Torino, intesa come territorio, durante la gestione Saitta ha visto peggiorare la situazione viaria e, conseguentemente, quella legata al trasporto delle persone e delle merci. Aggravarsi la questione sicurezza, che non è soltanto quella fisica propria dei quartieri (ma in alcuni casi, come a Carmagnola, parliamo di un intero Comune), ma anche e soprattutto quella sanitaria. Morire definitivamente quella occupazionale, dove non è stato fatto un solo intervento in difesa dell’occupazione sul territorio giunta ormai a livelli di guardia. Se le soluzioni proposte sono l'anello collinare della tangenziale, l’inceneritore e la cassa integrazione, allora Nino Saitta abbia la dignità di dire: “sono un cementificatore che se ne frega della salute e della sicurezza dei suoi elettori che per quanto mi riguarda possono anche morire di fame”. Badaate che non è una provocazione: sarebbe soltanto una dichiarazione di programma finalmente chiara.
E poi c’è anche il solito, pessimo, precedente tipico dei mandati rinnovati: il ricatto cui si espone il vincitore. Fu così, a livello comunale, per il Castellani-bis, sarà inevitabilmente così per il Saitta-bis, che volente o nolente diventerà Vietti dipendente. Insomma: dalle urne non è uscito nulla di buono.
Durante una recente presentazione, la mia amica Ci_Polla (ebbene sì, sono tra quei pochi che hanno conosciuto prima Paola e poi il Funky Professor) ha pubblicato una slide contenente quest'interessante osservazione: la società cambia se cambiamo noi.
Non accade mai il contrario.
a
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